Hanno Detto
Filippo Galli tra FA Cup e crisi Milan: «Ritiro utile solo senza cellulari. Responsabilità? Sono di tutti»
L’ex difensore rossonero, Filippo Galli, analizza la finale Chelsea-City e l’attuale momento buio del Milan: «Manca l’unità, serve un compromesso»
Il 16 maggio si giocherà la finale di FA Cup Chelsea-Manchester City, visibile sul ove con il commento tecnico di Filippo Galli. L’ex difensore del Milan dice la sua sull’appuntamento inglese e sul momento difficile del suo ex club in un’intervista al Corriere dello Sport.
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CHELSEA-MANCHESTER CITY «Sarà una partita a sé, gli aspetti emotivi del resto della stagione saranno azzerati. Il Chelsea è in una situazione complicata, ha cambiato tanti allenatori, non riesce a vincere e a far gol ma ha la possibilità di salvare l’anno e di indirizzare anche il prossimo. Il City lo conosciamo, ha un potenziale offensivo incredibile, di quelli che ti fanno rimanere incollati al televisore perché ogni giocatore da un momento all’altro può inventarsi qualcosa».
IL MILAN DI OGGI «La cosa importante è che i giocatori ritrovino l’unità. La squadra mi sembra priva di energia, scollegata, e questo incide sulle prestazioni. Il momento di rottura è arrivato con la sconfitta contro la Lazio: lì si pensava di poter lottare con l’Inter per lo Scudetto e, invece, c’è stato un crollo».
IL RITIRO «Se si è deciso di farlo, evidentemente c’è la convinzione che sia la maniera migliore per ritrovare unità. Certo è che poi va vissuto bene, perché se si sta ognuno col proprio cellulare in camera non serve a niente… Una volta il ritiro era più una consuetudine, io non l’ho mai vissuto come una punizione ma come un momento per stare assieme e per cementare il gruppo. Per la mia esperienza il ritiro può far bene».
LA PROPRIETA’ DEL MILAN «Ci sono tante proprietà straniere ora, le quali hanno come prerogativa il far coincidere la sostenibilità con i risultati. C’è chi dice che bisogna passare dal risultato per ottenere profitti finanziari e c’è chi dice che bisogna prima guardare al bilancio per poi provare a raggiungere i risultati sportivi. Io non so dove stia la ragione. Berlusconi aveva un’altra modalità, aveva un attaccamento particolare ai colori, ma probabilmente non era un modello sostenibile. Ciò che bisogna cercare, dunque, è un compromesso».
LA RESPONSABILITA’ DELLA DIRIGENZA «Il Milan ha speso. Forse non ha speso bene. Quindi: se c’è un’area tecnica che sceglie, gli acquisti sbagliati sono da addebitare alla stessa area tecnica. Se, invece, ci sono state ingerenze dell’area corporate, la storia è un’altra. O ci si assume tutti le responsabilità, o si alza la mano e si dice “io qua non ci sto e me ne vado”. Se si resta dentro, si diventa complici di una situazione che non va. Dare la responsabilità l’uno all’altro non serve a niente. Secondo me oggi il problema del Milan è legato agli aspetti tecnici e di proposta di gioco».