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Castellini e il 1976 del Toro: «Quello scudetto fu una rivoluzione»

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Luciano Castellini

Il “Giaguaro” Castellini torna al vecchio Comunale per i 50 anni dell’ultimo titolo granata: «Eravamo amici veri, anche con quelli della Juve»

Luciano Castellini era il portiere del Torino che mezzo secolo fa vinse uno scudetto mitico, l’unico dopo l’epopea degli Invincibili. Sabato al Comunale tornerà in campo per una festa che coinvolgerà tutto il popolo granata in una giornata piena di emozioni. Ecco le sua parole a La Gazzetta dello Sport.

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LA FESTA «È più bella adesso che allora. Era stato tutto così violento, così veloce. Io mi dovevo sposare dopo due giorni, eravamo stati dietro di 4 punti alla Juve e venivamo da un mese terribile».

L’ULTIMA GARA COL CESENA FU DURA «Sì, anche se non ce ne rendevamo conto. Io sono sempre stato ansioso e quel giorno non riuscii a fare un rinvio, ma eravamo tutti così».

L’AUTOGOL DI MOZZINI FIGLIA DELLA TENSIONE «Colpa al cinquanta per cento. Alla fine però tutto finì bene. Ogni tanto mi stupisco quando i calciatori dicono “Mi sono divertito”. Io non mi sono mai divertito la domenica. Per me era una passione, una tensione continua. Mi divertivo solo al 93′ quando vincevamo».

IL GRUPPO «Eravamo proprio amici. Ma anche con quelli della Juve: Gentile, Tardelli, Zoff che è stato anche mio testimone di nozze. Eravamo nemici in campo, ma eravamo uguali, solo con un’altra maglia. La nostra era quella dei poveri».

UNO SCUDETTO RIVOLUZIONARIO «Pativamo il peso del vecchio Toro, quello che morì a Superga. Avevamo sempre addosso il confronto con gli Invicibili. Allora il Filadelfia profumava ancora di quella squadra, io mi cambiavo nello spogliatoio dove si era cambiato Bacigalupo, le panche erano quelle, c’erano i ricordi loro. Gli osservatori del settore giovanile ti raccontavano le loro storie, gente che non era partita per Lisbona ma che allora era presente. Andare al Filadelfia era come andare in chiesa. Noi eravamo ragazzotti, sentivamo quella pressione ma faticavamo a spiegarcela. Nella settimana dei derby c’erano cinquemila persone a ogni allenamento».

UN PORTIERE ORIGINALE «Ero istintivo, sperimentavo i miei allenamenti. L’unico che mi ha aiutato è stato Franco Sattolo, il portiere di riserva (fino al 1974, ndr). Gli devo tanto, è stato il mio psicologo, il mio tutore, mi teneva calmo e mi faceva ragionare».


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