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Caos calendari in Serie A: il calcio dice di essere del popolo, ora tocca ai tifosi far sentire il proprio dissenso
Serie A, se il calcio è davvero del popolo: ora i tifosi facciano sentire la loro voce e fischino l’inno della Lega. Il focus
Il caos legato ai calendari di Serie A esplode nel momento più delicato della stagione: la volata Champions, la lotta salvezza, gli stadi pieni e migliaia di tifosi con viaggi già programmati. Nel format Primo Tempo sul canale YouTube di Juventus News 24, Paolo Rossi ha acceso i riflettori su un tema che va oltre la semplice scelta di un orario: il rispetto per chi il calcio lo vive, lo sostiene e lo finanzia ogni settimana.
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La Lega aveva inizialmente fissato tutte le dieci gare della 37ª giornata per domenica 17 maggio, con cinque sfide decisive per l’Europa programmate alle 12.30: Como‑Parma, Genoa‑Milan, Juventus‑Fiorentina, Roma‑Lazio e Pisa‑Napoli. Poi il quadro è cambiato di nuovo: Roma‑Lazio anticipata alle 12.00, insieme alle altre partite europee, dopo il via libera della Prefettura. Una sequenza di comunicati e variazioni tra l’11 e il 14 maggio che, come sottolinea Rossi, evidenzia un problema politico e culturale prima ancora che organizzativo.
Il punto centrale è il rapporto tra calcio e pubblico. Per Rossi, non si può definire il calcio “del popolo” e poi ignorare proprio il popolo: famiglie, abbonati, curve, tifosi in trasferta costretti a rivedere treni, hotel e permessi di lavoro. Da qui l’appello a una protesta civile e visibile, non alla diserzione: fischiare l’inno della Lega in tutti gli stadi sarebbe un segnale forte, per ricordare che il pubblico non è un accessorio televisivo, ma il cuore pulsante di questo sport.