Calvo (ex Juventus) sul boss: «Dominello aveva una Jaguar, non so come»

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L’ex direttore marketing della Juventus, Francesco Calvo, parla dei rapporti con Ndrangheta ed ultras nel corso della sua udienza: confermati i rapporti con Dominello, ma Agnelli non sapeva

Oggi alle 13.45 sarà il giorno di Andrea Agnelli presso la Commissione Antimafia della Camera dei Deputati: il presidente della Juventus dovrà rispondere, ancora una volta, come già ha fatto presso la Procura di Torino, sui presunti rapporti che ha intrattenuto, e che del resto non ha mai negato (qui le ultime: Juventus, Agnelli: «Sì, ho incontrato il boss») con alcuni esponenti della Ndrangheta, sotto processo per associazione mafiosa, infiltrati all’interno del tifo bianconero. Insieme ad Agnelli, che avrebbe regalato biglietti per alcune partite ai presunti boss Saverio e Rocco Dominello, rispettivamente padre e figlio, imputati con diverse accuse e accusati pure di bagarinaggio dei biglietti che ricevevano, nel mirino c’è anche l’ex direttore commerciale bianconero Francesco Calvo, oggi al Barcellona, amico di Agnelli (che oggi è compagno della modella Deniz Alkalin, proprio l’ex moglie di Calvo): quest’ultimo ha già risposto alle domande degli inquirenti, mettendo a verbale alcune affermazioni a loro modo sconcertanti sui rapporti tra i vertici juventini e i personaggi di cui sopra.

Francesco Calvo: «Dominiello aveva una Jaguar, non so come»

Calvo avrebbe dichiarato, come riportato stamane da diverse fonti di informazione, tra cui ilnapolista: «Per garantire una partita sicura, cedevo i biglietti sapendo bene che loro facevano business. Ho fatto questo perché ho ritenuto che la mediazione con il tifo organizzato, nell’ambito del quale mi erano note aggressioni anche con armi, minacce e altro, fosse comunque una soluzione buona per tutti. Non ho avuto il coraggio personale di trovare altre soluzioni per fronteggiare i tifosi di quel genere. Era un compromesso che veniva utilizzato nei confronti di tutti i gruppi ultras. In questo contesto il ruolo di Rocco Dominello era di equilibrio, non un ruolo di capo ultras. Intendo dire che era uno che aveva la capacità di parlare con i gruppi – le parole di Calvo – . Preciso che la Juventus era la squadra più multata sia in casa che fuori a causa di comportamenti illegittimi. Eravamo consapevoli che duplicassero e falsificassero biglietti perché ce ne rendevamo conto allo stadio. Tutte le decisioni erano condivise con il mio staff, senza però informare il mio superiore gerarchico, il presidente. Posso pensare che Beppe Marotta fosse a conoscenza di certe dinamiche, come uomo di calcio, e quindi delle facilitazioni concesse ai tifosi. Venivano offerti biglietti non venduti agli ultras? Potrebbe essere accaduto. Dominello era persona educata, capitava di vederlo fuori dalla sede, gravitava nel mondo Juve, non ha mai rivolto a me richieste particolari. Non capivo come facesse ad avere una Jaguar senza avere un lavoro».

Juventus-Ndrangheta: le ultime

Al momento, è bene dirlo, nessun dirigente della Juventus risulta formalmente indagato da parte della Procura di Torino: secondo molti la società bianconera era in qualche modo vittima inconsapevole delle trame dei gruppi ultras e dei presunti boss della malavita organizzata. Le parole di Calvo in qualche modo scagionano anche Agnelli, ma non altri vertici della società: il presidente bianconero aveva già ammesso di aver incontrato Rocco Dominello, ma di non sapere quale fosse il suo ruolo reale nella faccenda né la sua reale provenienza. Dopo la fine del campionato inizierà il processo sportivo per la Juventus ed Agnelli.