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Serie A

Gravina, l’addio dopo 7 anni e mezzo di mandato: ora è pronto ad andare al contrattacco col governo per i mancati aiuti!

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Gabriele Gravina

Gravina, l’addio dopo 7 anni e mezzo di mandato: ora è pronto ad andare al contrattacco col governo per i mancati aiuti! La crisi e le dimissioni

La presidenza di Gabriele Gravina alla guida della FIGC si chiude dopo un lungo ciclo iniziato il 22 ottobre 2018, proseguito con le rielezioni del 22 febbraio 2021 e del 3 febbraio 2025, fino alle dimissioni arrivate il 2 aprile 2026 dopo il fallimento dell’Italia nella corsa al terzo Mondiale consecutivo. In mezzo, quasi otto anni segnati da passaggi profondi e contrastanti: la pandemia, il trionfo di Euro 2020, le mancate qualificazioni mondiali e un consenso politico-sportivo che, almeno sul piano interno, era rimasto altissimo fino agli ultimi mesi. La sua uscita di scena arriva dunque al termine di una stagione federale lunga, complessa e piena di contraddizioni. A riavvolgere il nastro del suo periodo da presidente federale è la Gazzetta dello Sport, che sottolinea come adesso Gravina sia intenzionato a dare battaglia nei prossimi tre mesi e ad andare in pressing sul governo per i mancati aiuti ricevuti.

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Uno dei momenti più delicati del suo mandato fu la fase del Covid, quando il calcio italiano si fermò e poi ripartì a porte chiuse nel giugno del 2020. In quella fase Gravina difese con forza la necessità di non spegnere il sistema, in un contesto che metteva sotto pressione club, leghe e federazione. Sul piano sportivo, il suo nome resterà inevitabilmente legato anche al successo dell’Italia a Wembley nell’Europeo itinerante concluso nel 2021, il punto più alto della sua gestione. Ma a quel traguardo si sono affiancate ferite pesantissime: prima la mancata qualificazione al Mondiale 2022, poi il nuovo crollo che ha portato all’epilogo di queste ore.

Euro 2032 e riforme: il lascito più pesante del ciclo Gravina

Se sul campo il bilancio resta profondamente diviso, sul piano istituzionale il risultato più importante del ciclo Gravina resta l’assegnazione di Euro 2032 a Italia e Turchia. L’obiettivo, però, è ancora tutt’altro che al sicuro: UEFA ha confermato che entro ottobre 2026 dovranno essere selezionati i cinque stadi italiani destinati a ospitare il torneo, mentre nelle ultime ore Aleksander Ceferin ha anche avvertito che l’Italia rischia di compromettere il proprio ruolo di co-organizzatrice senza un’accelerazione concreta sulle infrastrutture. È proprio qui che si concentra una parte importante del lascito di Gravina: stadi, sostegno ai vivai, calcio femminile, riforme e sostenibilità del sistema. Temi più volte rilanciati durante i suoi mandati, ma rimasti solo in parte realizzati. Il freddo di Zenica ha fatto calare il sipario su tutto questo, chiudendo una presidenza lunga e piena di passaggi decisivi per il calcio italiano.

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