2012
Il miracolo del leader Prandelli. Ora Germania favorita, ma l?Italia è un incubo
La nazionale che ha calciato più volte in porta nell’intera competizione. E’ un assunto che da solo basterebbe a descrivere la qualità del lavoro svolto da Cesare Prandelli nella ricostruzione della nazionale italiana. Sì, perché è di rifondazione che parliamo, pensando ai cocci lasciati dalla disfatta sudafricana del 2010: tredici epurati rispetto all’ultimo Mondiale, età media ridotta, ma soprattutto un’idea di calcio di cui non si ricordano precedenti nella recente storia italiana nelle vittorie come nelle sconfitte.
RIFONDAZIONE: LA NECESSITA’ DI UN’IDEA – E’ proprio tramite una proposizione attiva di calcio – proposta fatta di possesso palla qualitativo, sovrapposizioni continue dei laterali e ricerca differenziata di soluzioni conclusive – che il tecnico di Orzinuovi, in assoluta contrapposizione alla tendenza nazionale, ha fondato le basi della rinascita italiana. Una resurrezione non scontata: il movimento calcistico italiano è risultato – soltanto due anni fa – alla fine di un ciclo fatto di grandi campioni e personalità da vendere, fattore per cui rifondare non era dovuto ed immediato. Il rischio di puntare sul gioco ha premiato: qualificazioni ad Euro 2012 da assoluta protagonista – Italia imbattuta e con sole due reti al passivo – ed Europeo finora ad ottimo livello, con l’unica pecca rappresentata dalla rete subita dalla Croazia.
LA PERSONALITA’ DI PRANDELLI – Volutamente tralasciato in precedenza per dedicargli un capitolo a parte: qualcuno ha dimenticato il pre-Euro 2012? Sembra di sì, ma soltanto una ventina di giorni fa il disastro provocato dallo scandalo scommesse e dalla deludente amichevole di Zurigo con la Russia era sulla bocca di tutti. Di chi credeva davvero in un tonfo italiano o di chi non perde un attimo per sgambettare la nazionale di calcio del Paese in cui è nato e vive. Prandelli in questo si è rivelato un allenatore ai massimi livelli della scuola italiana: ha minimizzato il peso di ogni fulmine che intanto si abbatteva su un gruppo ancora forte in termini di carisma ma con qualche perdita pesante in merito rispetto agli ultimi anni, ha compattato una squadra alle prese con tanti punti interrogativi infondendo la tranquillità giusta in modo tale che la dovuta tensione non si tramutasse in un boomerang. Un grande leader, chapeau.
ANCORA LA GERMANIA – L’Italia punta forte sul gioco ed eleva le sue ambizioni sul carisma di capitan Buffon, su una retroguardia concentrata e propositiva con i laterali, sul genio, la poesia, la folle creatività del regista più forte di tutti i tempi, su muscoli e tecnica di De Rossi e Marchisio, su un centrocampo appunto tra i più completi del panorama mondiale e su un attacco poco prolifico ma che grazie alla fisicità di Balotelli può reggere l’urto di qualsiasi difesa. Sulla strada azzurra ancora una volta la Germania, candidata numero uno alla vittoria di Euro 2012 e favorita nella sfida all’Italia: il movimento calcistico tedesco ha saputo sfornare negli ultimi anni talenti di elevato livello che assicurano alla nazionale qualità, bagaglio tecnico, creatività e solidità. Un mix perfetto per non temere nessuno. Neanche l’Italia? La statistica dei confronti ufficiali lancia la Germania nel baratro: sette sfide, tre vittorie azzurre e quattro pareggi. Roba da non dormirci la notte. Basti pensare all’eliminazione – in terra tedesca – nel Mondiale 2006. Bravo il ct Loew a smorzare l’effetto terrore: “Nel calcio non esistono rivincite, ciò che è successo resta tale e non abbiamo i mezzi per tornare indietro e compensare quanto accaduto nel 2006. Ora siamo qui per vincere”. Basterà a tranquillizzare i giovani – e meno – tedeschi? Una Germania con due giorni in più di riposo si gioca tutto nella tenuta mentale: se la testa vivrà una “partita normale”, la squadra ha i mezzi per fare bene. Se i tedeschi saranno accerchiati da spettri azzurri, la statistica rischia seriamente di non subire alcuna modifica.