Inter, senti Kondogbia: «A Valencia sì che sento la fiducia dell’ambiente»

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© foto www.imagephotoagency.it

Geoffrey Kondogbia a 360 gradi:« Il Valencia mi è sempre piaciuto, ora voglio anche la Nazionale»

Quando quest’ estate Geoffrey Kondogbia passò in prestito dall’Inter al Valencia molti tifosi nerazzurri furono quasi sollevati dal fatto di non dover più rivedere quello che con la maglia nerazzurra si è rivelato più volte un flop. In Spagna però il centrocampista francese sta dimostrando a tutti che le qualità le ha eccome. Se il suo Valencia sta volando in classifica il merito è anche suo. Nessuno da quelle parti immaginava infatti di trovarsi alla tredicesima giornata al secondo posto dietro solo al Barcellona e davanti a corazzate come Real Madrid e Atletico Madrid, e l’ex nerazzurro si è rivelato un perno fondamentale di questa sorprendente partenza. Dieci presenze, tutte da titolare, condite da tre reti, di cui una al Bernabeu contro i galacticos: questi i numeri di quella che può essere la stagione della svolta per il giocatore di origini africane.

Queste statistiche permettono a Geoffrey di togliersi qualche sassolino dalla scarpa sul suo passato e parlare apertamente del suo futuro. Intervistato da El Desmarque ha infatti dichiarato: «Ho sempre ammirato il Valencia e da piccolo avevo la maglia. Non si può dire che ero un vero e proprio tifoso perché avevo la maglia anche di altri club, ma questa società mi ha sempre affascinato. Adesso la squadra mi aiuta a mantenere un buon rendimento in campo. Oggi ho più fiducia in me stesso e c’è un bel gruppo, tutti cerchiamo di darci una mano l’un l’altro e queste piccole cose hanno fatto sì che alla fine sia riuscito a segnare tre gol». Quando gli chiedono quanti ne farà ancora risponde: «Non mi pongo un obiettivo preciso. Se ne arriveranno altri sarò contento, ma l’importante resta il collettivo».

Sul suo futuro parla anche di Nazionale: «Il mio obbiettivo è quello di essere presente in Russia la prossima estate, ma la concorrenza è importante e devo lavorare ancora molto. Leggendo solo le statistiche sembrerebbe tutto perfetto, ma sono consapevole di poter migliorare ancora soprattutto nella lettura del gioco: ci sono momenti in cui la squadra ha la necessità di rifiatare e altri in cui deve attaccare. Credo che questa lettura mi manchi» e infine aggiunge: «A Deschamps non devo dire niente. L’unico messaggio lo devo mandare sul campo, non con le parole»