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Porto, l’era Farioli tra titoli e mercato: «Dobbiamo restare a stomaco vuoto»

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L'allenatore del Porto, Francesco Farioli

Farioli analizza la stagione storica, svela il retroscena della chiamata di Mourinho e traccia la rotta: «Vogliamo tenere i migliori»

Francesco Farioli si presenta ai microfoni alla vigilia dell’ultima sfida di campionato contro il Santa Clara con il titolo già in tasca e lo sguardo rivolto al futuro. È un allenatore soddisfatto ma esigente quello che commenta il successo storico del Porto, avvertendo l’ambiente: il passato non deve diventare un limite.

La telefonata dello “Special One”

Uno dei momenti più emozionanti del post-titolo è stato il riconoscimento dei grandi del calcio. Farioli ha rivelato un dettaglio significativo: «Quando mi sono svegliato dopo la vittoria del campionato, una delle prime chiamate che ho ricevuto è stata quella di mister Mourinho». Un passaggio di testimone virtuale che sottolinea la grandezza dell’impresa compiuta dal tecnico italiano alla sua prima stagione in Portogallo.

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Mercato e ambizioni: blindare le stelle

Il tema caldo è la costruzione della squadra per il 2026. Farioli è stato chiaro sulla strategia societaria: «La nostra volontà è mantenere i giocatori migliori». Tuttavia, il tecnico è realista riguardo alle dinamiche internazionali: pur avendo lavorato intensamente sui potenziali obiettivi nelle ultime settimane, ammette che davanti a offerte folli da “100 milioni di euro” il controllo del club viene meno. Il focus resta però sull’identità: «Chi entra all’Olival deve avere lo stomaco vuoto e lo stesso desiderio di migliorarsi».

Casi individuali: Diogo Costa e Rodrigo Mora

Farioli ha toccato anche questioni simboliche e tattiche:

  • Diogo Costa: Riguardo alla proposta del presidente Villas-Boas di fargli indossare la maglia numero 2, Farioli ha parlato di una “conversazione personale“, sottolineando che il portiere ha il diritto di decidere, pur essendo già un simbolo leggendario con la fascia da capitano.
  • Rodrigo Mora: Il tecnico ha elogiato l’evoluzione del giovane talento, adattato a compiti difensivi più onerosi: «Forse non era il suo sistema ideale, ma il suo sacrificio lo ha reso un giocatore migliore».

Verso il Mondiale 2026

Con l’Italia fuori dalla rassegna iridata, Farioli guarderà al torneo come uno studente del gioco, ma con un tifo speciale per i suoi uomini: «Spero che i nostri giocatori abbiano successo con le loro nazionali; vederli arrivare in fondo ci renderebbe felici».

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