La Juve fatica e Dybala risolve, ma dov’è finita la forza del gruppo?

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Juventus-Chievo finisce 3-0, ma fino all’ingresso in campo di Dybala non dilaga. Nell’undici iniziale solo due italiani, senza lo “zoccolo duro” dei senatori questa squadra è vulnerabile

I risultati sono il prodotto delle prestazioni delle squadre in campo, vero. Ma, non essendo una scienza esatta, il calcio non è equo: così può succedere che un 3-0 netto e rotondo sia merito di una sola frazione di gioco piuttosto che dell’intera partita vista, e che dunque si possa lasciare perfino a degli avversari molto inferiori e senza la pretesa di essere più forte di te, la possibilità di recriminare sul verdetto del rettangolo verde. La Juventus ammirata questa sera contro il Chievo ha esattamente offerto il fianco in questa maniera ai rivali, con un primo tempo blando e poco incisivo, non a caso terminato in vantaggio solo grazie ad un autorete. Alla ripresa il cambio di marcia, il ritorno in campo della squadra che si vanta del titolo di Campione in carica, gioca ogni competizione per conquistarla e non può permettersi di rischiare contro una formazione che non ambisce a nulla di tutto ciò e non è diretta concorrente.

Dov’è finita l’Ital-Juve?

Allegri oggi voleva vincere una partita che era “da vincere” con un undici iniziale privo dei volti di maggiore esperienza e che hanno sempre messo la firma nei successi della sua Juve leggendaria, un po’ per scelta tecnica (Buffon, Barzagli), un po’ per condizioni fisiche (Chiellini, Marchisio), ma i titolari schierati non hanno dato le stesse garanzie di cui una formazione di prima fascia necessita: il Chievo riusciva a difendersi senza affanno e i ritmi non erano di livello. Quella del primo minuto era una Juventus con soli due italiani, Rugani e Sturaro, sintomo che perdere lo “zoccolo duro” che è sempre stato la forza del gruppo bianconero potrebbe essere il pericolo numero uno per perdere certezze e l’identità vincente.

Dipendenza da Dybala

Ma se le crepe nell’Ital-Juve va ricondotta ad una mera questione anagrafica dei suoi portabandiera e ad un difficile problema di ricambio generazionale che anche le Nazionali e la Federazione del calcio italiano stanno vivendo, e a cui nemmeno una super-potenza e un club avanguardistico può risolvere da solo, non altrettanto si può dire dell’apparente Dybala-dipendenza che progressivamente attanaglia sempre più la rosa di Allegri. Il talento argentino si sta affermando in tutta la sua meraviglia ogni partita di più, e per l’intero panorama calcistico mondiale rappresenta un tesoro per il futuro, ma se alla Juventus nessuno dev’essere indispensabile, non deve far dormire sogni tranquilli che il 4-2-3-1 costruito questa estate funzioni solo in virtù della presenza del numero 10 alle spalle di Higuain, e che il risveglio della squadra coincida col suo ingresso sul terreno di gioco.

I due volti della Juve

E’ una Juventus double-face, come era l’intento quando è stata progettata per la nuova stagione, ma non come il suo tecnico sperava. In ottica Champions, le riserve non brillano e costringono a chiamare in aiuto chi dovrebbe riposare; le colonne storiche hanno degli eredi, ma non ancora pronti a raccoglierne il pesante onere;  l’impianto tattico col centrocampo a due e tre trequartisti, sul quale si è basato tutto il mercato di Marotta, esalta eccessivamente Dybala rispetto al contesto fino a renderlo l’unico vero motivo di utilizzo del modulo, e quando si torna alle altre soluzioni alternative tutta la qualità d’attacco scompare. La Juventus 2017/18 è un Dottor Jekyll e Mr. Hyde. Ma il suo vero Mister dovrà trovare la pozione giusta, se non vorrà essere accusato lui stesso di essere Mister Hyde…