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Lillo Foti: «Il calcio di oggi è più legato al business. Nakamura…» – ESCLUSIVA

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L’ex presidente della Regina, Lillo Foti, ha parlato in esclusiva a Calcionews24 della condizione del calcio italiano e di alcuni suoi ricordi

Lillo Foti è stato un presidente-tifoso: nei suoi anni alla Reggina ha fatto sognare i sostenitori amaranto con alcune grandi stagioni e con figure rimaste impresse nella storia del Granillo. In esclusiva ai microfoni di Calcionews24, Lillo Foti ha parlato di alcuni aneddoti interessanti.

Domanda di rito, ma non scontata come può sembrare. Come sta lei e come sta vivendo questo periodo di forzata chiusura in casa?

«Io sto bene. La sto vivendo con un po’ di sorriso e con l’ottimismo che ci contraddistingue. Dispiaciuti ovviamente dai fatti che stanno colpendo tante persone, apprezzando il lavoro e l’impegno di chi sta mettendo a repentaglio la sua vita cercando di dare un contributo agli altri. Allo stesso tempo cercando anche di guardare al futuro in maniera più semplice possibile, rendendoci conto di quelle che saranno le difficoltà che ci apparterranno».

Parlare di calcio ora è difficile, ma credo stia seguendo l’evoluzione e la piega che sta prendendo il gioco. Pensi sia possibile far ripartire i campionati? 

«Credo che non sarà facile per le categorie inferiori, parlo per i dilettanti e per la Lega Pro. Chiaramente per la Serie A c’è tutto un aspetto economicoe finanziario da tener conto, per cercare di fare meno danni economici possibili ma adottando allo stesso tempo tutta una serie di precauzioni. Infatti è stato redatto anche un documento ufficiale per tutti quelli che saranno gli obblighi da rispettare. Io credo che con un po’ di tutela si possa completare il campionato di Serie A. I dati che ci arrivano, con la dovuta cautela, mostrano una curva in discesa. È la speranza di noi italiani».

Una crisi sanitaria che porterà con sè inevitabilmente una crisi economica. Come evolverà tutto questo nel sistema Calcio? Ci sarà bisogno di aiuti? 

«Come tutte le aziende, ci si dovrà confrontare con una realtà diversa. Io credo che anche il calcio, che ho ritenuto sempre un’azienda a metà tra il pubblico e il privato, subirà dei contraccolpi dal punto di vista economico. Sarà un problema che colpirà tutti, ma avrà un effetto più destabilizzante sulle categorie inferiori. Chiaramente era ed è un sistema che andava avanti grazie all’impegno economico di alcuni imprenditori che per passione o per altro, mettevano a disposizione quelle che sono le proprie risorse economiche. In un momento come questo saranno costretti ad aumentare la disponibilità delle loro risorse da immettere nelle loro aziende operative».

A proposito di questo, sembra essere sparita la figura del presidente tifoso, come è stato lei per la sua Reggina.

«C’è un mondo che si è evoluto. Il calcio di oggi è più legato al business e alla finanza, ben diverso dal calcio che ho frequentato io, quello dei Sensi, dei Moratti e dei Berlusconi. Un calcio che sicuramente aveva come base una grande passione ed un grande attaccamento a quello che era la realtà locale. Credo che ancora qualche società abbia questo tipo di profilo. Il calcio di Serie A cura molto l’aspetto economico ed è più legato ad altri tipi di contesti. Il calcio di B è calato di intensità, a parte qualche espressione di qualche imprenditore; quello di C ha avuto in questa stagione dei vertici importanti come Renzo Rosso al Vicenza, Berlusconi al Monza, ma anche proprietà del Sud come quelle di Reggio Calabria e Catanzaro con motivazioni personali che hanno dato grande risalto al campionato di Lega Pro. Vedo in grande difficoltà l’aspetto più dilettantistico, dove per esigenze economiche e difficoltà ci sarebbero da fare dei discorsi diversi sulla formazione per cercare di portare avanti un prodotto per migliorare quello che è l’aspetto di base».

Una figura iconica dei primi anni duemila della Reggina è senza dubbio Shunsuke Nakamura. Ci racconta come vi siete accorti di lui?

«Quello ormai fa parte dei libri di storia. Sicuramente abbiamo intravisto in lui delle qualità tecniche di grandissimo spessore, accanto a quello anche dei grandi valori umani e la volontà di andarsi a confrontare con un mondo completamente apposto al suo. Nakamura in Giappone era un idolo, il calciatore più amato dal popolo. Le racconto un’immagine della partita d’addio ai Yokohama Marinos. Al fischio finale tutti i 60mila presenti hanno acceso delle fiamme per dare un tributo al loro campione. Abbiamo riprovato la stessa cosa nel momento in cui la Reggina si è recata in Giappone per un’amichevole con i Marinos, con 67mila persone presenti allo stadio di Yokohama, tantissimi giapponesi che gridavano con piacere il nome della Reggina. Un’esperienza straordinaria, rapportata alla conoscenza di un grande calciatore con valori importanti. Lo vedevo allenarsi al Sant’Agata (centro sportivo della Reggina, ndr) a battere i calci di punizione, trascinandosi la barriera in campo, e riprovare in continuazione per cercare di migliorare sempre di più la sua dote balistica principale».

Di sicuro una delle stagioni più esaltante per la Reggina è stata quella del 2006/2007, con Mazzarri in panchina: salvezza acquisita nonostante 11 punti di penalizzazione. Ha un ricordo particolare di quell’annata?

«Leggevo proprio l’altro giorno, e mi ha fatto molto piacere, che quella formata da Amorusoe Bianchi è stata la coppia più prolifica d’Europa in quella stagione con 35 gol, a pari merito con due nomi fantastici come Messi e Ronaldinho, e tutti gli altri a seguire. Credo che siano stati dei grandi segnali di cui tutti noi reggini abbiamo avuto il piacere di godere. La cosa che ci ha caratterizzato di più in tutti questi anni e che ci portiamo dietro è che effettivamente ci siamo divertiti. La Reggina è stata davvero un qualcosa che ha rappresentato la passione del popolo calabrese che gioiva e godeva dei risultati di un gruppo di uomini, che si alternavano negli anni e davano tutto quello che potevano per dare felicità e gioia ad un popolo che gli dava il massimo del supporto. I tre anni di Mazzarri sono stati anni importantissimi. Ma già dal 1986: Bigon ha fatto poi il salto da Cesena a Napoli, Nevio Scala è arrivato al Parma. Io credo che la Reggina abbia un grande merito: aver dato un contributo a tantissimi professionisti nel calcio, una formazione di confronto ed esperienza, permettendo ai più capaci di poter emergere».

Venendo ai giorni nostri: qualora riprendesse il campionato, chi vederebbe favorita per la lotta Scudetto?

«Bisogna fare i complimenti alla Lazio perché alla base di tutto c’è un progetto di molti anni, c’è una società molto attenta e molto preparata. Anche lì c’è un’espressione della Reggina, ovvero il segretario generale Armando Calveri, un altro dei figli del Sant’Agata. Detto questo, la Lazio ha dimostrato di avere caratteristiche per poter aspirare ad un posto importante. Poi c’è sempre la Juve, solida e presente per il discorso delle prime posizioni. L’Inter è ritornata a grandi livelli. Io penso però che ci sarà l’opportunità per Lazio e Juve di potersela giocare fino all’ultima domenica».

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