Milan, una sfida impari in un tempo sbagliato

© foto www.imagephotoagency.it

Tra campo e scrivania: l’era complessa di casa Milan

SERIE A CHAMPIONS LEAGUE MILAN – L’idea che la stagione in corso possa essere un’annata di transizione prende sempre più corpo nell’ambiente rossonero: programmazione debole e risultati ancor più deprimenti, bilancio salvato almeno parzialmente da una qualificazione agli ottavi di Champions League decisamente alla portata degli uomini di Allegri.

LE DIATRIBE SOCIETARIE INCIDONO SUI RISULTATI? – Parrebbe di no. Per due ordini di ragioni: innanzitutto di carattere temporale, ossia il Milan balbetta in termini di classifica ben prima del dirompente ingresso in scena di Barbara Berlusconi. Poi per le oramai note questioni tecniche: a fronte di un settore offensivo di primissimo rilievo – e che comunque sta faticando ad incidere quanto atteso a causa sia di prestazioni sottotono che dei proverbiali infortuni – all’organico manca solidità difensiva ed un centrocampo che sia in grado di abbinare fase d’interdizione a costruzione della manovra. Se il tutto viene poi sommato al non compensato deficit di personalità riscontrato nello spogliatoio del Milan dall’addio dei senatori e dalle cessioni milionarie dell’estate 2012, il quadro è chiaro e non potrebbe produrre conseguenze differenti dalle evidenze emerse oggi.

TRANSIZIONE E POI IL CAMBIO – Che Barbara Berlusconi stia gradualmente inserendosi nel mondo Milan non è più un mistero: sarà la figlia dell’attuale presidente a prendere le redini del Diavolo e guidarne la sua storia futura. Parleremo a breve delle possibili evoluzioni in tal senso, non prima di aver chiarito un aspetto: se rivoluzione deve essere – e con questo termine si fa inevitabilmente riferimento a profonde modifiche degli attuali assetti dirigenziali – non è questo il tempo. O meglio non è oggi: impensabile attizzare il fuoco di quella che a tutti gli effetti è già una polveriera, vedi innanzitutto la questione inerente ad una guida tecnica tutt’altro che salda. Tempi sbagliati dunque: si termina la stagione provando a portare a casa il miglior risultato possibile – peraltro con Rami ed Honda nel motore da gennaio – per poi programmare una nuova alba.

CHI AVRA’ LA MEGLIO? – Si sono sprecati fiumi di parole in merito ma nell’analisi della vicenda troppi dimenticano la consistenza dei ruoli: Barbara Berlusconi è la proprietaria del Milan, Adriano Galliani un dipendente. E’ vero, un dipendente particolare la cui liquidazione costerebbe un occhio della testa e la cui esperienza ed abilità non è certo riscontrabile nel primo capitato: ma, per quanto brillante, pur sempre un dipendente. Decide Barbara dunque, con il benestare di papà Silvio: ma, dando oramai per assodato che alcune modifiche saranno apportate, siamo certi che la giovane manager vorrà disfarsi di un animale calcistico tanto navigato quale l’amministratore delegato Adriano Galliani? Che, magari al netto di qualche recente errore di valutazione, quando finanziato dalla proprietà ha sempre costruito un Milan vincente o al peggio comunque competitivo. Non vanno messi in secondo piano poi i rapporti secolari con l’intera Lega calcio nonché con gli alti dirigenti dei più strutturati club mondiali. Per il bene del Milan, però, se ne parli a giugno.