Montella sul Milan: «Scudetto è utopia ma fatemi sognare. Bonucci? Ecco come ho convinto Mirabelli»

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L’allenatore del Milan, Vincenzo Montella, ha parlato della sua nuova squadra, di Raiola, di Bonucci, dello Scudetto e di tanto altro ancora

Il Milan sogna ma Vincenzo Montella tiene i piedi per terra. L’allenatore rossonero ha parlato dell’entusiasmo venutosi a creare attorno al suo nuovo Milan. L’aeroplanino ha parlato del successo col Bayern («calcio estivo ma dopo il Borussia non ero contento, dopo il Bayern ero felice») e anche del mercato: «La mia è stata, ed è ancora, un’estate da sognatore. Ma il bello è che i miei sogni sono stati esauditi, e non è finita qui. Magari può fare scalpore il numero di giocatori acquistati e le cifre spese, resta il fatto che il club sta facendo qualcosa di straordinario. Mercato? Ho iniziato a sognare, e lungo le settimane non capivo come acquisti e soldi si potessero moltiplicare così. È stato fatto più di quanto pensassi». L’allenatore ha dichiarato di voler rimanere a lungo nel Milan, ha detto di voler dare una nuova chance a Niang («dipende da M’Baye») e ha detto di voler onorare fino all’ultimo l’impegno in Europa League. Questo il Montella-pensiero sullo Scudetto: «Ora è un miraggio, anche se non bisogna mai por­re limiti alle ambizioni».

L’allenatore del Milan ha parlato con entusiasmo dell’arrivo di Bonucci e ha svelato un retroscena sul suo arrivo: «Mandavo a Mira­belli almeno dieci messaggi al giorno, con tre sole parole. Buongiorno, o buonasera, di­ rettore: Bonucci. Con il diretto­re abbiamo un rapporto schiet­to e continuo, condividiamo anche gli stessi vizi (ride, ndr). Com’è il mio centravanti ideale? Deve combinare diverse cose: senso del gol, gol sporchi e sa­per giocare per la squadra. Raiola? Un botta e risposta nato e fini­to lì. Io non ho problemi con lui e lui non credo ne abbia con me». Risposta finale sulle aspettative: «Tra cento giorni mi aspetto che il Milan sia una squadra e che si veda il mio lavoro. Fra mille mi auguro che lo Scudetto non sia più un miraggio, ma un obiettivo concreto».