Connettiti con noi

Hanno Detto

Moratti: «Zhang con idee chiare e Inzaghi ci sorprenderà. Su Ronaldo il fenomeno…»

Pubblicato

su

Massimo Moratti ha parlato in una lunga intervista a “Sette”, inserto del Corriere della Sera: le parole dell’ex presidente nerazzurro

Massimo Moratti ha parlato in una lunga intervista a “Sette” inserto del Corriere della Sera. Le sue parole.

GRANDE INTER – «Di Grande Inter ce n’è stata una sola, che ha cambiato il corso della storia del calcio, quella di mio padre. Vincere due Coppe dei Campioni di seguito è stata un’impresa davvero epica. E avevamo ormai conquistato la terza, in quella finale col Celtic, perfino facile eppure persa, ancora non si sa come. Ad ogni modo l’Inter di Herrera e quella di Mourinho hanno molte affascinanti analogie, a partire proprio dai tecnici».

PROTAGONISTI CHE NON CI SONO PIÙ – «Ma ci saranno sempre. Penso a Burgnich e a Corso, che ci hanno lasciato di recente e troppo presto, ma anche Picchi a cinquant’anni dalla scomparsa. Per loro ogni interista avrà un eterno debito di riconoscenza. Mi ha scosso la morte di Tarcisio, era il più riservato di tutti, ma era anche il più forte, quello che dava sicurezza e a cui ci si affidava totalmente. Senza di lui ci sentiamo tutti un po’ più soli».

INCE INSIEME A CANTONA – «Era il mio sogno: forza, classe, personalità. Non venne perché voleva farsi perdonare dallo United la lunga squalifica per aver sferrato un colpo di kung fu a un tifoso avversario che gli aveva fatto un saluto nazista invitandolo a tornare al suo Paese. Gli idioti non hanno confini».

RONALDO PER CANTONA – «No, Ronaldo era un fenomeno unico, nonostante i problemi. È stato il mio orgoglio da presidente. Sa come mi sono deciso a prenderlo? Era l’aprile del 1997, stavo tornando in auto da Firenze dopo uno 0-0 e il mio autista, Dante, cominciò a borbottare perché da un po’ di tempo l’Inter non brillava più. E io quasi contrariato gli risposi: allora compriamoci Ronaldo così vinceremo sempre! Da quella battuta un po’ provocatoria prese corpo piano piano la convinzione di provarci davvero».

ACQUISTO RONALDO – «Non fu così facile perché a Barcellona si scatenò il finimondo. Perfino le banche catalane si rifiutarono di accettare il pagamento così dovemmo optare per una di Madrid. Lì erano molto contenti che il Fenomeno abbandonasse gli avversari storici del Real. Ma valse la pena, lo spettacolo messo in scena da Ronaldo a San Siro, almeno nella prima stagione, è paragonabile solo alle prodezze di Peppino Meazza, di cui tanto mi parlava mio padre».

ZHANG – «È un ragazzo gentile, umile e intelligente. Mi aggiorna su quello che sta facendo ma ha le idee chiare e non è mai ossessivo».

CONTE – «Se era possibile convincerlo a restare? Credo di no. Tra tecnico e società si è venuto a creare un solco. Ma con Conte la squadra ha fatto un salto di qualità, ha preso coscienza della propria forza, ha acquisito una nuova personalità».

INZAGHI – «Che è molto diverso da Conte, nello stile, nella tattica, nella personalità. Certo, con Conte si poteva mettere in cantiere il secondo scudetto consecutivo, quello della stella, ma forse il nuovo tecnico ci sorprenderà».

NUOVO STADIO – «Mi sembra un progetto già antico. Non credo esistano le condizioni per accumulare ulteriori debiti, anche perché uno stadio c’è già e non è male, direi che è uno dei più belli del mondo».