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Portogallo Germania: come Kimmich e Gosens hanno arato i lusitani – ANALISI

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Portogallo Germania ha segnato la riscossa degli uomini di Low, travolgenti in particolare con i due esterni Kimmich e Gosens

La Germania annienta il Portogallo in un match dove il 4-2 finale non rende neanche lontanamente l’idea della supremazia teutonica, evidente dal primo all’ultimo minuto. Nonostante il gol subito dopo l’ottimo avvio, di fatto alla prima vera sortita offensiva dei lusitani, la squadra di Low ha continuato a stritolare gli avversari, esercitando un costante dominio. Le occasioni da gol arrivavano in rapida sequenza, con un contropressing che oltretutto schiacciava un Portogallo che faticava a superare la propria metà campo.

Seppur con un’altissima concentrazione di talento a disposizione, la proposta di gioco dei campioni d’Europa è stata sconcertante nella mediocrità e nella mancanza di idee. Il Portogallo aveva un’uscita di palla lenta e macchinosa, con i mediani (Carvalho-Danilo Pereira) che perdevano palloni in continuazione: ciò generava ripartenze pericolose e impediva ai lusitani di stanziarsi nella metà campo rivale. Il Portogallo si è così limitato ad aspettare la Germania con un 4-5-1 molto passivo e attendista. I lusitani non hanno mai conteso il possesso a una Germania che ha così avuto un baricentro altissimo.

Il baricentro bassissimo del Portogallo.

Il grosso problema della squadra di Santos è che, oltre a un atteggiamento totalmente rinunciatario, si è difesa malissimo anche nella propria trequarti, subendo una quantità enorme di occasioni. La Germania creava facilmente nette opportunità seguendo quasi sempre il medesimo pattern. Schierati con il 3-2-5 in fase di possesso, è stata fondamentale la spinta dei quinti: Kimmich e Gosens hanno asfaltato il sistema difensivo rivale, senza che nessuno riuscisse a porre rimedio. Gosens si è trovato in azioni di gioco simili a quelle che vive a Bergamo, in cui sul secondo palo finalizzava i cross che arrivavano da destra: proprio così è arrivata la rete del 4-1.

Gosens ha spazio

Con il Portogallo che si preoccupava in primo luogo di coprire il centro, la Germania ha sfondato principalmente in fascia. Anche se non sempre ricevevano palla dentro al campo, la presenza delle 3 punte (Gnabry, Muller e Havertz) tra le linee e vicine tra di loro era fondamentale per stringere la difesa del Portogallo: di conseguenza, il portatore di palla della Germania aveva modo di servire Gosens e Kimmich (quasi sempre il primo) libero e in corsa.

Vediamo due dei molti esempi nelle slide sopra (la seconda è quella che porta al 2-1). Muller sul centro-sinistra tiene impegnato Semedo, che stringe parecchio la propria posizione. Il giocatore tedesco che ha la palla, senza alcuna pressione addosso, può così lanciare Gosens in profondità senza alcun problema: il movimento dell’esterno dell’Atalanta non viene assorbito né da Jota (nel primo caso), né da Sanches (nel secondo). La Germania sfondava in fascia senza alcun patema: per coprire meglio l’ampiezza, forse Santos sarebbe dovuto passare a une linea a 5.

I problemi di Semedo

Quando invece la Germania sceglieva di palleggiare a destra, Gosens diventava l’uomo che concludeva l’azione sul secondo palo. Anche in questo caso, i tedeschi costruivano facilmente occasioni nello stesso identico modo, tant’è che le azioni sembravano delle fotocopie. La Germania, allargando di solito su Kimmich (che a volte però entrava dentro al campo), faceva tanta densità sul lato destro. Il Portogallo scivolava malissimo su in zona palla, con i tempi e le modalità sbagliate. I mediani in particolare sono parsi lenti e poco aggressivi in quelle situazioni. La Germania, in tal modo, riusciva ad andare da destra verso sinistra: il Portogallo, oltre a farsi perforare, si stringeva troppo, con Semedo (il terzino) che finiva a ricoprire una posizione molto interna. Di conseguenza, Gosens aveva praterie su quel lato, senza che l’esterno alto del Portogallo riuscisse a seguirlo.

Nelle azioni sopra, vediamo due azioni quasi identiche (la seconda è quella del gol di Havertz). La Germania è brava a far collassare un pessimo Portogallo a destra, creando a Gosens lo spazio da attaccare. Santos ha avuto il grosso demerito di non riuscire a fare alcun aggiustamento per aggiustare questo scompenso. A inizio ripresa, ha inserito Renato Sanches su quel lato, ma la situazione non è cambiata: sfruttando sempre lo stesso pattern, la Germania ha demolito la struttura difensiva rivale.

Dopo le critiche per la sconfitta contro la Francia, ha pagato la scelta di Low ha scelto di mantenere la stessa formazione. Al contrario, il Portogallo ha offerto una prestazione disastrosa in entrambe le fasi, manifestando inoltre una fragilità difensiva opposta rispetto alla solidità vista ad Euro 2016. Contro la Francia, reduce da un brutto pareggio contro l’Ungheria, bisognerà assolutamente fare risultato per proseguire il cammino.

Insomma, è stata una partita che ha mostrato con chiarezza le qualità di Gosens. Anche se il tedesco può fare il terzino senza palla, in fase di possesso è più che altro un quinto. Non è un palleggiatore sublime che aiuta la squadra ad uscire da dietro, bensì un calciatore che deve coprire zone alte del campo. Un esterno letale nell’attaccare gli spazi, aggredire la profondità e riempire l’area, staccando benissimo sul secondo palo. Non è quindi un calciatore autosufficiente, bensì un laterale che – per sfruttare le sue enormi qualità – ha bisogno di una squadra che lo sappia imbeccare con le modalità giuste, in situazioni dinamiche.