Roma, le trattative flop dell’era americana: José Angel e Piris

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Roma, le trattative flop dell’era americana: José Angel e Piris. Storia di due terzini piuttosto inadeguati per la causa giallorossa

La maledizione dei terzini. Non è un nuovo capitolo della saga cinematografica Pirati dei Caraibi ma è quello che hanno vissuto per tanti anni i tifosi della Roma. Da Candela e Cafù a José Angel e Piris. È il 2011, il primo anno dell’era americana e di Walter Sabatini alla direzione sportiva. La squadra viene rifondata in toto sotto la guida di Luis Enrique che, in maniera convinta, chiede espressamente: compratemi José Angel. Il d.s. acconsente, e lo preleva dallo Sporting Gijon per 5 milioni di euro.

Le premesse, per lo spagnolo, sono anche buone. Svolge bene il ritiro estivo e si presenta con autorità alla prima di campionato, seppur persa 2-1 contro il Cagliari. Sembra uno stantuffo sulla corsia, anche se concluderà il match con un cartellino rosso. Il suo è un declino lento: è titolare inamovibile e naufraga come tutta la squadra nella pessima gestione Luis Enrique. In difesa è a dir poco disastroso, mancano proprio le basi. Nella Capitale dura così appena una stagione e nel 2012 viene ceduto in prestito alla Real Sociedad. Inizierà a girare in lungo e in largo tra Spagna e Portogallo, salvo poi stabilirsi all’Eibar.

Ivan Piris, terzino destro, è colui che numericamente prende il posto di José Angel. Firma un contratto fino al 2017 e stabilisce subito un record: è il primo paraguaiano a vestire la maglia della Roma. Di lui si ricordano più catastrofi che altro: Stefano Mauri ringrazia ancora per un assist (si spera involontario) che spiana la strada al giocatore della Lazio in un derby del 2012. 29 presenze in stagione e, nell’estate 2013, neanche il neo arrivato Zeman gli regala fiducia. L’Italia rimane nel suo destino: dal 2014 al 2016 disputa due annate con l’Udinese, anche queste non troppo convincenti.