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Rizzitelli: «Serie A? Difficile riprendere. L’esordio di Totti…» – ESCLUSIVA

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Ruggiero Rizzitelli, ex attaccante di Torino e Roma, parla della sua visione sulla possibile ripresa della Serie A: ecco le sue parole

Ruggiero Rizzitelli, ex attaccante di Torino e Roma, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Calcionews24. Ecco le sue parole relative alla possibile ripresa, con alcuni aneddoti sul suo passato alla Roma e al Torino.

Salve Ruggiero. Innanzitutto come sta? Come vive questo periodo di forzata chiusura in casa?

«Bene, stiamo bene e tutti in casa, come speriamo facciano gli italiani. Si fa quel che si può per non annoiarsi, seguendo sempre le evoluzioni nel mondo del calcio, che è poi il nostro lavoro».

A questo proposito: si sprecano le polemiche sulle diverse vedute per la ripresa della Serie A, tra presidenti e anche membri dell’ISS, come ad esempio il professor Rezza. Lei pensa si riprenderà questo campionato? 

«Io credo sia veramente difficile. Prima cosa si dovrebbe pensare a questa specie di ritiro per le squadre. Come sappiamo una squadra di calcio non è composta solo dai giocatori, ma anche da uno staff abbastanza folto, quindi vorrebbe dire spostare almeno cento persone per squadra. Poi ci sono squadre che non posseggono un centro sportivo adatto per il ritiro. Senza contare che il calcio è uno sport di contatto: cosa significa far allenare i giocatori in piccoli gruppi e poi metterli tutti in campo? Ma prendiamo ad esempio l’eventualità di un contagio di un giocatore quando tutto sarà ripreso: cosa si fa? Si deve per forza mandare la squadra in quarantena perchè non può giocare, e quindi per questo si dovrebbe fermare di nuovo tutto. Mi sembra davvero quasi impossibile. Ovviamente dobbiamo sempre pensare prima alla salute, il calcio è in secondo piano».

Polemiche anche per il taglio degli stipendi: crede che si arriverà ad un accordo collettivo?

«Per come la vedo io è impossibile un accordo collettivo, questo perchè ogni squadra ha una sua specificità. Ad esempio la Juventus può rinunciare ad alcune cose, il Brescia ad altre. Credo sia più consono per le società cercare un accordo all’interno. Poi sento dire che i calciatori non vogliono tagliarsi lo stipendio. Io che sono stato calciatore penso che funzioni come per i lavoratori. Se io non aiuto la mia azienda, e questa poi fallisce, sono fatti miei per il prossimo anno. Quindi credo che i calciatori da questo punto di vista siano responsabili, non sono di certo stupidi e comprendono il momento di difficoltà e la situazione».

L’abbiamo rivista sotto la curva della Roma nell’ultimo derby. Come ha visto la Roma in questa annata?

«La Roma ha subito un brutto blocco all’inizio del nuovo anno, ma probabimente è questo 2020 che porta sfortuna (ride, ndr). Io credo che la Roma era partita non bene, ma benissimo, arrivando al culmine proprio prima della pausa natalizia con la partita di Firenze in cui è sembrata impeccabile. Poi con l’inizio del nuovo anno ha subito questo stop di risultati, ma poi giocatori e allenatore hanno evidentemente capito cosa non andava e la Roma si è ripresa, salvo poi essere fermata dallo stop del campionato». 

Le è legato per sempre all’esordio di Totti in giallorosso, dato che l’ex capitano della Roma fece il suo ingresso in Serie A nel 1993 proprio al suo posto nella gara contro il Brescia. Si vedeva già che era speciale? 

«Totti si vedeva fin sa subito che aveva qualcosa in più, ma ce n’erano anche altri perché il settore giovanile Roma in quegli anni era tanta roba. Ti racconto un episodio relativo ai primi tempi in cui veniva aggregato in prima squadra. Di solito il giovedì in allenamento alcuni giovani della Primavera si allenavano con noi. Quando c’era la partitella finale, i più anziani volevano rilassarsi un po’ e quindi dicevano subito ai ragazzini di starsene tranquilli sennò li avrebbero riempiti di mazzate (ride, ndr). Ebbene, Totti non si faceva intimorire: faceva numeri, dribbling e veniva minacciato, ovviamente in senso bonario. Lui non ci pensava e si esibiva anche con dei tunnel. Si vedeva che non stava bene, in senso buono ovviamente. Questo per dire che oltre alla classe, si intravedeva già la sua personalità che poi lo ha contraddistinto in tutta la sua carriera».

Capitolo Torino: due grandi stagioni in granata con praticamente la media di un gol ogni due partite, e le reti alla Juve nei derby che le hanno dato un posto d’onore nel Pantheon del Toro. Cosa ricorda di quelle stracittadine?

«Da poco è stato l’anniversario dei miei gol alla Juventus con la maglia del Toro, per l’ultima vittoria granata in un derby in trasferta. Me lo ricordano in tanti. Figurati che un mio amico proprio in occasione di questo anniversario mi ha chiamato dicendomi che stava facendo vedere al figlio la VHS di quelle reti. Pensa quanto sono vecchi quei filmati, ora non esistono quasi più le videocassette. Vorrei che questi gol potessero essere aggiornati e visti magari sugli smartphone e su Internet. Comunque sono stati dei momenti magici».

Europei2020 giustamente rinviati: lei non è stato protagonista in azzurro anche perché non gli sono state date grandi chanches. Come vede la Nazionale di Mancini? Manca il goleador a questa Italia?

«No, non credo, anzi. Mancini ha una vasta scelta per il ruolo di centravanti. Con il suo gioco è stato capace di costruire tante opportunità. Ci sono tanti giovani interessanti, ma primo fra tutti metto Immobile. Immobile è in una di quelle stagioni dove va tutto bene, mentre in altre annate ti fai il mazzo e non segni mai o prendi sempre palo. Purtroppo anche il suo momento è stato fermato da questo maledetto virus. Comunque Mancini è stato capace di riavvicinare i tifosi alla Nazionale, e questo non è cosa da poco». 

Scudetto: due sue ex grandi rivali si stanno contendendo il titolo, insidiate dall’Inter. Come vede Juve e Lazio? Chi la spunterà qualora riprendesse la stagione?

«Come dicevo per Immobile, anche la Lazio sembra in una di quelle annate in cui gira tutto per il verso giusto; mi viene in mente la partita con il Cagliari, con quella vittoria rocambolesca nel finale. Prendiamo in esame anche gli infortuni: non ha avuto mai lunghe assenze nei suoi uomini migliori. Ovviamente ci hanno messo del loro, prendendo consapevolezza con una squadra impostata sul gioco. Nonostante questo c’è sempre una Juve fortissima, con un grande organico a lottare fino alla fine. Se proprio devo fare un pronostico allora dico che mi è sembrato, fino allo stop per questo dannato virus, l’anno della Lazio».

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