Speciale Pirlo: un genio senza tempo

© foto www.imagephotoagency.it

Siamo qui per vincere, non abbiamo ancora fatto nulla. La Germania ha paura di noi, è il passato che lo dice”. La firma è di Andrea Pirlo, nella conferenza stampa post Italia-Inghilterra, sfida che lo ha riportato sulle prime pagine mondiali dopo che la vittoria del campionato italiano gli aveva riconsegnato la cronaca sportiva del nostro Paese. Ad incoronarlo anche gli addetti ai lavori, Xavi: “Che fenomeno Pirlo”; Fabregas: “Classe pura”; Rio Ferdinand: “Pirlo è troppo oltre”. Due spagnoli ed un inglese, tra i tanti.

Il mondo sportivo ai piedi di Andrea Pirlo. Classe ’79, il regista di Brescia è un campione fuori dal tempo, un genio calcistico cristallino di cui non si ricordano simili. Giocare in quel modo – in quel ruolo inventatogli tempo fa da Carlo Ancelotti – è un qualcosa che non può essere compreso nelle storie di calcio “normali”: l’extraterrestre Pirlo non perde una palla, ma la mette dove vuole e con ambedue i piedi, il tutto con la tranquillità di un papà che gioca al campetto con i figli e non invece pressato, asfissiato dai centrocampisti avversari. La tranquillità del ribattezzato “cucchiaio” che cambia le sorti dei rigori, con gli inglesi da quel momento terrorizzati e gli italiani rinfrancati. Per l’extraterrestre Pirlo gli avversari è quasi come non esistessero: quando sembra sul punto di perdere la palla perché non conscio del pressing opposto, lui fa qualcosa che nessuno si aspetta ma tremendamente normale perché è Pirlo ad occuparsene. Gli altri massimi interpreti della scuola calcio italiana sono “sostituibili” da attori di valore più o meno simile – Baggio con Totti o Del Piero, Maldini con Cannavaro o Baresi – mentre Pirlo no, è un marchio di fabbrica non replicabile.

Del calciatore – per quanto non basterebbe un libro a descriverne le qualità – si è provato a tracciarne un profilo: l’uomo non è da meno. Andrea Pirlo – un Mondiale, tre scudetti, due Champions League, una Coppa del mondo per club, due Supercoppe europee, una Supercoppa italiana ed una Coppa Italia, vinti da assoluto protagonista – vive la sua grandezza calcistica con un’umiltà talmente pura che alle volte quasi stizzisce, perché non si intende come possa davvero rispondere a realtà. Un sassolino dalla scarpa, finalmente, Andrea Pirlo lo ha tolto a trentatre anni suonati, dopo aver trascinato verso il tricolore i cocci di una Juventus in piena ricostruzione: “Sapevo che al Milan mi avrebbero rimpianto”. Ed infatti una delle circostanze che hanno più sorpreso nell’ultimo decennio calcistico è la scelta di una società tanto lungimirante quale il Milan di non aver rinnovato il contratto alla sua fonte di gioco perché inviso all’approccio calcistico di Allegri, peraltro liberandolo per una diretta concorrente.

Ma la vera grandezza di Andrea Pirlo inerisce al fenomeno “tempo”. Il regista di Juventus e nazionale ha vinto tutto ciò che c’era da vincere in tempi diversi ed epoche differenti: si stravolgevano le squadre intorno a lui, con lui stesso perno ed unico segno di continuità. L’ex Milan inoltre si è ripetuto nelle sue vittorie, restando ai massimi livelli del panorama calcistico mondiale per un ampio arco di tempo. Tra i tanti elogi raccolti da Pirlo nell’arco della sua carriera, è rivelatrice la dichiarazione di un campione quale Gigi Buffon in avvio di stagione: “Abbiamo preso Pirlo? Quest’anno vinciamo lo scudetto”. Garanzia di grandezza, garanzia per un’Italia a cui, nonostante l’altezza della vetta tedesca, ora nulla è precluso. Gli altri sono forti, l’Italia ha Pirlo. Un trentatreenne da Pallone d’Oro.