Hanno Detto
Graziani e lo scudetto del Torino cinquant’anni dopo: «Radice portò il calcio totale, noi eravamo guerrieri»
L’eroe del tricolore del 1976 rievoca l’impresa granata tra l’intesa perfetta con Pulici, il ricordo del presidente Pianelli e il sogno di un derby vincente con D’Aversa
Oggi al Grande Torino ci sarà La Partita della storia, l’appuntamento della gente granata con tanti ex campioni per celebrare lo scudetto di 50 anni anni fa. La Gazzetta dello Sport ospita un’intervista con uno dei due Gemelli del gol, Francesco Graziani.
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LO SCUDETTO DEL 1976 «È una storia senza tempo. Eravamo un gruppo fantastico, costruito da una società formabile, con la voglia di mangiarsi il futuro. È una storia senza tempo perché quel Toro entrò nel cuore degli italiani: il primo anno vincemmo, l’anno dopo secondi a 50 punti con la Juve a 51. Come dice Pecci, se avessimo fatto 51 loro ne avrebbero fatti 52. Si sa, la Juve è la più amata ma è anche la più odiata: in quelle stagioni, il Toro acquisì una simpatia in Italia tra tutte le tifoserie. Tutti tifavano per noi».
IL PRESIDENTE PIANELLI «Una persona buonissima. Lo vedevamo poco, quando riuscivi ti parlava in piemontese stretto».
RADICE INNOVATIVO «È vero, ci faceva vedere le immagini dell’Ajax. Noi dicevamo: “Sì, ma qui c’è Cruijff…”. Ribatteva: “Dobbiamo rubargli il concetto: come si allenano, con quale attenzione”. Siamo stati tra i primi a giocare un po’ il calcio totale, a fare pressing e fuorigioco in maniera alternata. Eravamo innovativi, anche per come ci allenavamo, con le regole degli olandesi: pressing, uno contro uno, possesso palla, esercitazioni con tre tocchi, rapidità e velocità. Il martedì iniziavano gli allenamenti e Radice ci diceva: “No, ragazzi: la domenica comincia oggi. Da oggi siamo già alla partita”».
L’INTESA CON PULICI «A noi bastava guardarci. Lui faceva un cenno, io capivo su che palo andava e puntavo l’altro. Non ci parlavamo mai, era tutto automatico: Paolo è stato il mio compagno ideale. Eravamo complementari: siamo stati indispensabili, io per lui e lui per me».
SENZA CLAUDIO SALA CI SAREBBERO STATI I GEMELLI DEL GOL «Penso di no, oppure potevamo anche esserci ma senza Claudio non saremmo mai arrivati a quei livelli. Io e Paolo eravamo molto bravi nel gioco aereo e Claudio ci ha fatto fare un sacco di gol. Guardi, io ho giocato con Bettega, Paolo Rossi, Pruzzo, Chinaglia e altri ma Pulici era il più forte di tutti».
IL FINALE DEL TORO DI D’AVERSA «Da quando c’è D’Aversa, mi piace lo spirito con cui il Toro sta giocando. A questi ragazzi possiamo chiedere di portarci la soddisfazione alla fine della stagione: regalateci la vittoria con la Juve. È sempre tosta con loro, però dateci un finale col botto».