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2016

Ballardini: «Per Zamparini ero sulla strada giusta»

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ballardini palermo novembre 2015 ifa

L’ex allenatore del Palermo torna sull’esonero: «Un peccato»

Una delle “vittime” di Maurizio Zamparini è Davide Ballardini, che è stato esonerato dal presidente del Palermo poche settimane dopo aver preso in mano le redini della squadra in seguito all’esonero di Beppe Iachini. Il tecnico, però, non è pentito: «Quando vai ad allenare il Palermo sai che la proprietà è quella. Sono soddisfatto per il gioco e i risultati, peccato non aver finito il lavoro», ha dichiarato a La Gazzetta dello Sport.

CAPITOLO CHIUSO? – Ballardini ha poi smentito le voci riguardanti la presunta ingerenza dello spogliatoio: «Mi hanno scritto 20 giocatori su 27 della rosa. Sorrentino? Faccio ancora fatica a commentare il suo atteggiamento, a dir poco strambo. Non ci sono rimasto male; perché la persona che le ha dette si commenta da sola. Capitolo chiuso: se vinco la causa, donerò tutto a un missionario laico di Palermo, Biagio Conte». E ha ricevuto sms anche da Zamparini dopo l’esonero: «Nell’ultimo mi ha scritto che con me la squadra era sulla strada giusta sul piano del gioco». E non esclude un ritorno: «A Palermo sono stato bene. Ancora oggi ho il record vittorie in un campionato (17 nel 2008-09, ndr). Con Zamparini ho un buon rapporto: quello che pensa lo dice in faccia».

PROSPETTIVE – Ballardini, che ha un buon rapporto anche con Claudio Lotito, il quale «non entra mai nelle scelte tecniche», rivela di avere un rimpianto: «Non aver quasi mai iniziato una stagione dall’inizio. E’ difficile subentrare: non hai la possibilità di programmare». Ora, dunque, è fermo, ma si parla di sirene dal Giappone: «Sarebbe un’esperienza meravigliosa di crescita umana e professionale. L’importante sarebbe poter lavorare dall’inizio. In Italia siamo schiavi del risultato. Da noi per tanti presidenti sono un peso, all’estero si investe in strutture e istruttori. Intorno ai giovani c’è il vuoto: pensano più ad apparire che a crescere. Servono più istruttori nei settori giovanili, dove spesso i ragazzi sono lasciati nelle mani di persone sbagliate. Ci sono tecnici che badano più a fare carriera che a far migliorare i ragazzi».

TALENTI – Infine, parla di alcuni suoi “allievi”: «Chi mi ha sorpreso? Matri. Nelle giovanili del Milan giocava poco. Bravo a non arrendersi, e il padre non si è mai lamentato. Un esempio per molti genitori che soffocano di pressioni i ragazzi. In rampa di lancio? Quaison ha gamba, intelligenza e colpi per diventare un campione. Chi si è perso? Davide Favero, classe ’84 che ho allenato nelle giovanili del Milan. Talento straordinario, un infortunio al ginocchio gli ha rovinato la carriera». 

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