Bergonzi: «Serie A senza VAR? Impossibile, lo vogliono tutti» – ESCLUSIVA

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© foto www.imagephotoagency.it

Mauro Bergonzi è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni per parlare della ripresa della Serie A e delle innovazioni in tema di VAR

Mauro Bergonzi, uno tra i migliori ex arbitri della Serie A, è intervenuto in esclusiva a Calcionews24.com per commentare la situazione in cui versa il campionato italiano a seguito dell’emergenza Coronavirus e gli scenari futuri.

La ripresa della Serie A non tocca solo i calciatori, ma anche la classe arbitrale. Pensa che sia possibile ripartire?

«Il mio parere è relativo, parlo da cittadino normalissimo. Il parere devono darlo i medici, le persone specializzate. Nessuno può sapere se sarà possibile riprendere la Serie A. Qualcosa possiamo capirlo dalle indicazioni che stanno dando. Sembra che la ripresa sia possibile: stanno studiando i protocolli medici e tutte le procedure per ritiri e raduni.  Ad oggi comunque mi sembra veramente difficile che si possa tornare in campo, magari tra un mese le cose saranno diverse. Quello che è chiaro è che vogliono provare a portare in fondo questa stagione».

Se ripresa sarà, si parla di cambiare il regolamento introducendo cinque cambi. Pensa che sia una soluzione?

«Le squadre che hanno rose ridotte (e non sono poche in Serie A), che non hanno giocatori di primo livello, auspicano che sia possibile. Al momento però non c’è nessuna indicazione ufficiale in merito. Credo che sia una cosa saggia, dato l’impegno ogni tre giorni. Tutto questo però dipende dalla FIFA, dagli organi competenti, non so se sarà fatto. Ci troviamo di fronte ad una situazione mai verificatasi, bisogna trovare tutte le soluzioni che permettano un campionato regolare».

Le parole di Nicchi sulla possibilità di non avere il VAR hanno destato qualche polemica. È un problema reale?

«Nicchi è il presidente dell’AIA ed è l’unico autorizzato a parlare di arbitri. Se non ci sono le condizioni idonee alla salute in sala VAR è giusto che si prenda in considerazione non utilizzarlo. Ma penso che non ci sia problema a mettere a disposizione delle sale idonee. Alla fine credo che ci sarà perché sono in tanti a volerlo. I primi sono gli arbitri, abituati al supporto della tecnologia. Tornare a un calcio senza VAR sarebbe un problema. Anche la FIFA vuole che ci sia. L’IFAB nel nuovo regolamento caldeggia fortemente il suo utilizzo. Non vedo come si possa riprendere senza».

L’IFAB ha proposto nuove modifiche al regolamento su calci di rigore, cartellini e altri aspetti. Non si rischiano ulteriori polemiche con questi nuovi accorgimenti?

«Da sempre l’operato degli arbitri è caratterizzato da polemiche e non solo in Italia. L’IFAB è l’unico organismo competente e sta facendo degli aggiustamenti. Gli ultimi che sono stati fatti tutto sommato sono dettagli che vanno a specificare determinate aree di intervento come i falli di mano, ma non cambia la regola. Hanno chiarito meglio la situazione sul gol da annullare. Altra indicazione utile è quella di spingere gli arbitri ad andare più al monitor. Questa cosa potrebbe creare un po’ di confusione, perché l’utilizzo del VAR è indicato per eliminare i chiari ed evidenti errori. Se ognuno va a vedere situazioni soggettive si potrebbe creare ancora più confusione. L’indicazione comunque è quella di usarlo di più».

Mi puoi fare un esempio di intervento?

«Prendiamo l’annullamento del gol di Ibrahimovic in Fiorentina-Milan, probabilmente in futuro, quel gol potrebbe essere dato come buono. Da regolamento: un gol realizzato con un tocco di mano, totalmente involontario, è da annullare nell’immediatezza dell’azione. Ma se non c’è immediatezza e il gol arriva da un tocco di mano totalmente involontario deve essere convalidato».

Come si potrebbe migliorare il VAR? Molti vorrebbero proiettare quello che vede il direttore di gara sui maxi schermi o rendere pubbliche le conversazioni. Sei d’accordo?

«Alla base di tutto ci deve essere la fiducia. Non sono d’accordo che si facciano sentire i dialoghi della squadra arbitrale. Sarebbe un’idea proiettare le immagini sulle quali l’arbitro ha fatto la sua scelta, ma il colloquio deve restare privato. Le immagini migliori servono a prendere la scelta migliore possibile e non è facile in uno stadio pieno di gente. Gli arbitri italiani sono i più bravi, perché studiano tantissimo e si preparano molto».