Bianco e nero: due colori per combattere la follia del campionato

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La prima giornata del campionato che ha seguito gli impegni delle nostre formazioni nelle competizioni europee, ha dato sconcertanti conferme e clamorose sorprese in tutte e dieci le partite disputate durante il quarto weekend del torneo.

L’unica conferma positiva, almeno per chi vuole ritenerla tale, è che la Juventus fa realmente paura e rischia di ammazzare il campionato, prima ancora che esso arrivi al tanto atteso giro di boa di gennaio: chiunque scenda in campo lo fa per vincere, senza timori reverenziali nei confronti di chi viene sostituito (il caso dell’ottimo Pogba visto sabato sera ne è l’emblema). Semmai, i timori vengono a chi si trova sulla strada dei campioni d’Italia: il Chievo non è quasi mai riuscito a superare la linea di centrocampo durante 95 minuti di puro inferno e un’agonia prolungata dalle parate di un Sorrentino in versione Superman, ma al di là dei miracoli dell’esperto portiere gialloblù, la sensazione è che Di Carlo avesse schierato i suoi ragazzi dando loro il mandato di tornare a Verona con uno squallido 0-0.

Di contro, il resto del plotone delle big ha vissuto ieri una giornata di passione, di rammarico e di grossa delusione. Partendo dal Napoli, che ieri al ‘Massimino’ non ha sfruttato l’assist servito dopo appena due minuti da Alvarez e non è riuscito a trasformare 90 minuti di superiorità numerida nell’occasione di tenere il passo della Vecchia Signora. Anzi, proprio il generoso Catania avrebbe meritato di vincere più della banda-Mazzarri, a dimostrazione del fatto che gli azzurri hanno approcciato la gara nel modo sbagliato, soprattutto dopo l’espulsione di cui ha usufruito al secondo giro di lancette. Alcuni giocatori sembravano addirittura in debito d’ossigeno, nonostante Mazzarri li avesse lasciati tutti in panchina nella serata europea contro l’AIK Solna, e già mercoledì contro la Lazio potrebbero venire i primi nodi al pettine.

E’ dramma, invece, a Milano. Il Milan gioca, con ogni probabilità, la miglior partita di questo spaventoso inizio di stagione, ma una papera di Abbiati e un parapiglia in area costato il rigore di Di Natale hanno fatto piombare i rossoneri nella crisi più nera, facendo improvvisamente risorgere un’Udinese, che di questi tre punti ne aveva bisogno come il pane. In difesa si balla ancora troppo, Pazzini sembra essere tornato il giocatore abulico delle ultime settimane in nerazzurro e i lampi di El Shaarawy non possono bastare, così come non basta mettere in piazza l’alibi degli infortuni.

L’Inter, dal canto suo, non può certo sorridere, visto che il Siena si è aggiunto ieri alla lista di squadre modeste (la Roma ne è esclusa, per carità) che riescono a strappare almeno un pareggio sul campo di San Siro: come per i cugini, le tante palle-gol avute nel corso della gara non hanno sortito alcun effetto, visto che Vergassola e Valiani hanno bucato la retroguardia interista con clamorosa facilità. Risulta evidente, soprattutto quando c’è da rimontare lo svantaggio, l’assenza di un giocatore che faccia compagnia a Milito a centro-area, visto che Cassano e Sneijder continuano a pestarsi i piedi e l’adattamento di Ranocchia a centravanti lascia, inevitabilmente, dei buchi in difesa.

La chiusura di questa sfilata di deluse è dedicata alla Lazio, che più di ogni altra rivale della Juve aveva bisogno di vincere per sfruttare al meglio l’onda lunga di positività e di piena forma fisica, che finora hanno accompagnato la formazione di Petkovic. Invece, è il Genoa a uscire dall’Olimpico con l’intera posta in palio in tasca, sfruttando l’unica vera occasione avuta in tutta la gara e punendo i biancocelesti per non aver concretizzato la gran mole di gioco costruita e le tante conclusioni effettuate. Tuttavia, i tifosi laziali non devono preoccuparsi, se non per il fatto che le cosiddette riserve, Kozak e Zarate su tutti, non sembrano all’altezza dei titolari, in particolare di un Klose che alla prima palla buona stava già per far esplodere lo stadio capitolino.

La chiusura di questo pezzo, invece, è dedicata allo scempio avvenuto nelle ultime ore a Cagliari: il presidente Cellino continua a non avere in pugno la situazione relativa alla gestione dello stadio di Is Arenas, le istituzioni non lo aiutano di certo a schiarirsi le idee e il suo Cagliari ne risente, giocando prima in un ambiente surreale contro l’Atalanta e rischiando ora la sconfitta a tavolino (e non solo) contro la Roma. Proprio i giallorossi, dunque, potrebbero essere gli unici membri della schiera anti-Juve autorizzati a sorridere, anche se sin da piccoli ci hanno insegnato che non si gode per le disgrazie altrui.