Bosnia Italia: Locatelli e Florenzi danno fluidità, gli Azzurri sono uno spettacolo

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© foto Florenzi

Ancora una notevole esibizione per la Nazionale di Roberto Mancini: annichilita anche la Bosnia grazie alla fluidità e alla precisione dei movimenti

Con la vittoria in Bosnia, l’Italia centra la final four grazie all’ennesima prestazione sontuosa, che ben fotografa il progetto tecnico inaugurato dal nuovo corso, basato su un calcio propositivo, fluido e dominante in entrambe le fasi. Oltre che le idee tattiche (di sicuro molto moderne), è l’applicazione dei giocatori che dimostra quanto i giocatori credono in quello che fanno.

Ciò si vede soprattutto senza palla: quando si perde il possesso, l’Italia applica un contropressing feroce per recuperare velocemente il pallone. Quando l’avversario riesce a risalire, gli azzurri sono invece bravi e tempestivi nel ripiegare, con anche i giocatori più talentuosi che esprimono generose corse all’indietro. Insomma, c’è un grande spirito di sacrificio da parte di tutti.

Contro la Bosnia, l’Italia ha consolidato il possesso senza alcun problema: come al solito, la prima costruzione degli azzurri è stata eccezionale tanto nella pulizia dei passaggi quanto negli smarcamenti, aspetti che consentivano di bucare il pressing avversario. La Bosnia si è dovuta difendere bassa, ma la qualità della circolazione dell’Italia ha consentito di creare ripetutamente pericoli.

Come abbiamo scritto molte volte, gli azzurri si difendono con un 4-1-4-1 che diventa un 3-2-5/3-2-4-1 : l’Italia è però tutt’altro che statica sul terreno di gioco, con una manovra offensiva dinamica e fluida. C’è un costante movimento, con rotazioni e inserimenti che danno imprevedibilità e creano indecisione nella struttura difensiva avversaria.

Nel primo tempo di ieri, per esempio, l’Italia ha creato pericoli soprattutto a destra: in partenza, Berardi dava ampiezza, Florenzi faceva il terzo di difesa mentre Barella agiva praticamente da sottopunta vicino a Belotti nel mezzo-spazio di destra. I tre ruotavano però costantemente la propria posizione, con scambi di profondità tanto belli da vedere quanto pericolosi per gli avversari.

In queste situazioni, Florenzi è un giocatore estremamente importante. L’ex Roma, come detto, agisce da terzo di difesa: quando però l’Italia schiaccia l’avversario, Florenzi dà un’importante contributo in zona di rifinitura. Si sgancia in avanti e ricopre una posizione molto avanzata, con profondi inserimenti.

Nelle slide sopra, si vedono due dei molti inserimenti interni di Florenzi: l’ex Roma gioca dentro al campo perché c’è sempre Berardi largo a dare ampiezza. Le sue corse in avanti danno imprevedibilità e non vengono lette dai difensori avversari. L’Italia occupa così la zona di rifinitura con tanti uomini.

Molto varia anche la prestazione di Barella, giocatore che in questo avvio di stagione sta dimostrando una sensibilità tattica eccezionale nei movimenti senza palla. Quando Belotti gli liberava lo spazio, l’ex Cagliari aggrediva la profondità con grande tempismo: d’altronde, ormai anche all’Inter ha compiti prevalentemente offensivi.

Quando però l’Italia palleggiava a destra, Barella partecipava attivamente al fraseggio, venendo incontro e scambiandosi spesso di posizione con i compagni. Ha fatto tanto da riferimento tra le linee (era trequartista nel mezzo-spazio destro) quanto da incursore quando c’era da buttarsi negli spazi.

Le slide sopra mostrano la varietà dei suoi compiti. Nella prima, forma il triangolo con Florenzi e Berardi, venendo incontro a quest’ultimo e servendolo in profondità. Nella seconda, si butta dentro l’area di rigore con un grande inserimento, è praticamente una punta.

Nella ripresa, l’Italia ha invece punto soprattutto a sinistra, dove è stato decisivo il contributo di Locatelli. Con Insigne trequartista ed Emerson largo che dava ampiezza, Locatelli si alzava spesso vicino alla loro zona, triangolando con loro e facendo tanta densità su quel lato. Non a caso, 10 dei 14 passaggi chiave totali degli azzurri sono proprio arrivati da loro 3.

Insomma, abbiamo visto la solita Italia fluida e brillante, che ha sfruttato ottimamente entrambe le catene. La final four è il giusto premio del grande lavoro fatto da Mancini fin qui.