Cagliari, Cellino: “Ora la verità verrà a galla. Abete guardi altrove”

© foto www.imagephotoagency.it

CAGLIARI CELLINO – Ha fatto tanto discutere Massimo Cellino con le sue provocanti dichiarazioni, che hanno spinto al rinvio di CagliariRoma. Contattato telefonicamente dal Corriere dello Sport, il presidente del club sardo ha rilasciato un’intervista da Miami: «C’è poco da parlare, sono in preda allo sconforto e sono anche lontano, perciò posso seguire solo marginalmente la questione. Una cosa è certa: ho sempre rispettato le leggi e invece di essere onorato, in Italia vengo infamato. Perchè del comunicato? Semplice. Temevo che allo stadio andassero in ventimila, che potesse succedere qualcosa di grave con gli ultrà. Invece con il mio appello sarebbero andati solo gli abbonati, che sono in buona parte donne e bambini. Non è stato compreso il mio messaggio: ho evitato il caos. La situazione a Cagliari è molto più complessa di quanto non sembri da fuori. Non era mia intenzione mettermi contro le istituzioni. Che interesse avrei? Ma adesso è scoppiata la bomba. E tutta Italia capirà i nostri problemi. Io difendo i sardi».

«L’anno scorso abbiamo giocato undici partite al Sant’Elia con due tribune fatiscenti, in uno stadio che da una vita non era a norma. Poi siamo andati a Trieste. Ora cerco di costruire lo stadio ma mi ostacolano sempre. Siete andati a Is Arenas? Non mi fanno finire i lavori. Ogni volta che avanziamo, siamo costretti a fermarci per un motivo o per un altro. Se non ci bloccano, io l’ultima tribuna la finisco in pochi giorni», ha proseguito Cellino, che poi in merito al rischio sanzioni ha spiegato: «Sconfitta a tavolino? Mi creda, questo è l’ultimo dei miei guai. La Roma mi è simpatica, stimo Baldini, le darei anche nove punti in classifica se potesse servire a qualcosa. Non so cosa sarà deciso ma tanto io sono già stato inibito dal calcio. Si rende conto che Abete mi ha detto che sono la vergogna del nostro mondo? Io che non ho mai avuto un deferimento in 21 anni, mentre altri fanno i passaporti, le scommesse, doping, falsi in bilancio, calciopoli… Io rispetto le regole, altri no. Ma non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. Il Cagliari è tutta la mia vita, se dovessi rendermi conto che sono dannoso per la mia squadra farei harakiri».