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Capello: «Livello mai alto in Italia in futuro. Scudetto a Roma e Milan: vi racconto»

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Fabio Capello è stato ospite dell’evento “Palla al centro” nel quale si è raccontato tra passato e pensieri sul calcio attuale

Fabio Capello è stato ospite dell’evento “Palla al centro” organizzato da Footballnews24. Ecco cosa ha dichiarato l’ex tecnico di Milan e Roma.

LIVELLO DEL CALCIO ITALIANO – «I giocatori di alto livello fanno crescere tutti quanti. Se tu lavori con gente non capace non impari niente, con gente del tuo stesso livello non impari nulla. Quando giocavo alla SPAL io andavo a vedere il Bologna di Bulgarelli che siccome giocava nella mia posizione cercavo di copiare. Ma da chi copiavo? Dai più bravi. Il calcio è questo, quei pochi bravi che abbiamo dobbiamo aiutarli e avere più coraggio. Il livello da qui in avanti sarà sempre medio-alto ma non alto. Il periodo d’oro del calcio italiano era quando i migliori venivano qui. Allenatore? Non è vero che l’allenatore fa la differenza. Fa cose bellissime, ma non potrà mai vincere la Champions senza giocatori di un certo livello».

RETROSCENA SUI GIOVANI – «A volte sei bloccato, non riesci ad esprimerti come potresti. Racconto un esempio. Roma-Triestina di Coppa Italia, avevo Aquilani e De Rossi. Faccio giocare il primo che a 18 anni perchè lo ritenevo pronto. Gioca ma non fa nulla di quello che sapeva fare in allenamento. All’intervallo gli dissi di giocare tranquillamente, che ero convinto sapesse giocare. Un quarto d’ora e nulla. Entra De Rossi e a fine partita quello stava con noi, aveva giocato con grande personalità, mi aveva fatto vedere di essere capace di fare quello che faceva in allenamento davanti a 30mila persone».

I PIU’ FORTI ALLENATI E AFFRONTATI – «Ne ho allenati tanti talmente bravi… Il numero uno degli italiani era Roberto Baggio. Di quelli che ho incontrato come avversari dico Maradona, Cruyff, Ronaldo “il gordo”. Il Ronaldo prima maniera. Sono tutti giocatori che hanno fatto la storia. Baggio non si allenava perchè aveva il ginocchio malandato, però era di un altro livello. Ronaldo aveva la genialità che ha messi adesso, faceva cose che gli altri non pensavano nemmeno. Ha fatto di tutto per farmi perdere il campionato, poi l’ho mandato via e l’abbiamo vinto».

ARTE E CALCIO – «Il Cristo Velato lo paragonerei a Messi. Un Picasso lo paragonerei al Milan».

CALCIO A LIVELLI GIOVANILI – «I genitori pensano di avere dei fenomeni, si arrabbiano con l’arbitro o l’allenatore pensando che il figlio sia un fenomeno. Invece dovrebbero essere felici perchè fanno gruppo, c’è una sfida da affrontare. Invece si addossano sempre le colpe agli altri nelle scuole calcio. Parliamo dei settori giovanili. Ho sentito dire che se un tecnico fa fare tattica fino a 14 anni va mandato via. Ed è vero, ci vuole la qualità. Da oggi si giocherà più veloce, la tattica senza tecnica è inutile. Perchè fanno la tattica? Perchè non sanno insegnare la tecnica. Faccio l’esempio dei bambini che vanno a sciare: il maestro va giù e i bambini lo copiano. Io ho avuto un allenatore, Maldera, che sapeva calciare benissimo e aveva una squadra di dodicenni che calciavano meglio di quelli di 14, perchè quelli di 14 non vedevano il gesto tecnico fatto bene».

SCUDETTO CON LA ROMA – «Batistuta fu il valore aggiunto. Lo scudetto lo vincemmo dopo una sconfitta a San Siro contro l’Inter e lo dissi subito ai ragazzi nello spogliatoio. Mi guardavano come fossi stato matto, ma io ne ero sicuro perchè avevamo giocato una grande partita contro una squadra fortissima come erano i nerazzurri ai tempi. L’unico momento in cui ho temuto di perderlo è stato all’ultima giornata, quando c’è stata l’invasione dei tifosi. Io entrai in campo come un pazzo e la gente si chiedeva perché. Sono stati i venti minuti più drammatici di tutta la storia dello scudetto, se un tifoso avesse colpito un giocatore del Parma e lui si fosse buttato a terra avremmo perso lo scudetto (ride ndr.)».

MILAN-VELEZ COPPA INTERCONTINENTALE – «Il giorno prima venni a sapere che Savicevic non poteva giocare perchè era stato squalificato in Nazionale e quindi non era disponibile. Feci fare un giro di chiamate ma nulla, non potevo contare su di lui. Preparai quindi la partita con Raducioiu, che comunque aveva fatto bene e meritava di scendere in campo. Il giorno della partita venni a sapere che Savicevic poteva giocare, ma io scelsi comunque Raducioiu. Perdemmo 2-0 ma me ne pento».

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