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Caso Malagò in Figc, lo spettro del “pantouflage” non esiste: parla l’ex presidente Anac

mauro.pioli

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L'ex presidente del Coni, Giovanni Malagò

L’avvocato Sergio Santoro smonta le tesi sull’ineleggibilità dell’ex capo del Coni Malagò: «Nessun rischio, vi spiego perché la legge non si applica»


Giovanni Malagò rischia di non poter essere eleggibile a capo della Figc? L’ipotesi ha iniziato a circolare in questi giorni e La Gazzetta dello Sport ha chiesto un parere all’avvocato Sergio Santoro, esperto di diritto sportivo ed ex presidente dell’Anac, l’Autorità Nazionale Anticorruzione.

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IL PANTOUFLAGE «La principale norma di riferimento è l’art. 53, comma 16-ter, del D.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, introdotto dalla L. n. 190/2012 (la cosiddetta Legge Severino, ndr), che stabilisce che: “I dipendenti che, negli ultimi tre anni di servizio, hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto delle pubbliche amministrazioni (…) non possono svolgere, nei tre anni successivi alla cessazione del rapporto di pubblico impiego, attività lavorativa o professionale presso i soggetti privati destinatari dell’attività della pubblica amministrazione svolta attraverso i medesimi poteri”».

IL CASO DI MALAGO’ «Il divieto di pantouflage richiede la sussistenza di due presupposti cumulativi: uno soggettivo, consistente nell’equiparare la posizione di presidente del Coni a quella di “dipendente” dello stesso Ente, e uno oggettivo, ovvero la Figc come “soggetto privato destinatario” dell’attività del Coni. In base alle norme sono due presupposti insussistenti. Prima di tutto perché la qualifica del presidente del Coni, in relazione al decreto del 2001 che si riferisce testualmente ai “dipendenti” delle pubbliche amministrazioni, non sorge da un rapporto di lavoro subordinato, ma è conferita a seguito di un’elezione da parte del Consiglio Nazionale. E lo stesso si può dire della carica di presidente della Figc, scelto in Assemblea elettiva».

IL PRESUPPOSTO OGGETTIVO «La Figc, pur essendo formalmente un’associazione di diritto privato, non può essere considerata un mero “soggetto privato” esterno e destinatario dell’azione del Coni. Al contrario, è una componente strutturale e fondamentale dell’ordinamento sportivo nazionale, il cui vertice è il Coni. Il rapporto tra Coni e Figc non è assimilabile a quello tra un’autorità di vigilanza e un’impresa operante sul mercato. La ratio del pantouflage è evitare che un funzionario possa “vendere” la sua influenza a un’entità esterna che ha precedentemente regolato o con cui ha negoziato. Tale rischio è del tutto assente nel passaggio da presidente del Coni a presidente della Figc».

MALAGO’ NON CORRE RISCHI «Io sono convinto che possa legittimamente rivestire l’incarico di presidente della Figc e che la sua elezione non contrasti con le disposizioni vigenti».

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