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Serie A

Castellacci non ci sta: «Non è giusto che i medici abbiano tutte le responsabilità»

Redazione CalcioNews24

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Enrico Castellacci, ex medico della Nazionale, ha parlato della responsabilità che avranno i medici nel caso di un nuovo positivo

Enrico Castellacci, ex medico della Nazionale, ha parlato a Radio Bianconera commentando la decisione del CTS di scaricare la responsabilità ai medici nel caso di nuovi positivi nei club.

MEDICI – «È successa una cosa un po’ clamorosa, l’anello debole è sempre stato il medico del calcio che al momento non è contrattualizzato a livello federale. È sempre stato in subordine, non siamo rappresentate neanche nell’ufficio della Federacalcio. Paradossalmente la posizione più critica è diventata quella fondamentale. Il medico del calcio non può avere tutte le responsabilità, soprattutto quelle che non gli competono e che dovrebbero competere ai club. Il medico è un lavoratore che dipende dal club, i giocatori rientrano nella tabella INAIL. Inoltre i club devono chiamare anche un medico del lavoro che dovrebbe tutelare quelli nel club che non sono calciatori. Molti medici oggi mi hanno chiamato, soprattutto dalla Serie B, minacciando di dimettersi se non vengono cambiati i protocolli. Se ci sono delle carenze di tipo logistico, non possono essere responsabili i medici del calcio. Non può fare il guardiano di tutto, tantomeno può fare qualcosa se esistono delle défaillance di tipo logistico e organizzativo. Non possiamo caricare tutto sulle loro spalle, visto che non hanno nemmeno alcuna assicurazione. Poi c’è l’aspetto della quarantena di quindici giorni per tutta la squadra che probabilmente non farà ripartire il campionato, appena i giocatori torneranno in famiglia è prevedibile che si trovi un asintomatico. A quel punto il campionato è finito».

RESPONSABILITÀ – «Se la devono prendere coloro che ce l’hanno. Esistono dei tavoli di lavoro ai quali noi medici del calcio non siamo invitati. Devono fare dei protocolli che possano essere applicati dai medici, ma non è comunque finita lì. I calciatori devono allenarsi perché sono professionisti, anche se il campionato non si gioca. Ma questo deve valere anche per Serie B, C e dilettanti e ovviamente i protocolli non possono essere gli stessi della Serie A».

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