Curva chiusa, Roma: «Noi un esempio»

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A Trigoria si lavora sul dossier per “smontare” la tesi di Tosel

Non ha ancora preso una decisione la Roma circa la possibilità di appellarsi contro la decisione del giudice sportivo Tosel di chiudere per un turno la curva giallorossa. Per la società capitolina si tratta di una forzatura giuridica legata ad un particolare contesto politico, ma sta valutando di rinunciare al ricorso per questioni di opportunità. In ballo, però, c’è la salvaguardia dell’immagine del club e la tutela di 14 mila abbonati, molti dei quali estranei ai fatti.

DUBBI – Stando a quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, i legali della Roma, che ieri hanno ricevuto la relazione dei collaboratori della Procura federale sugli striscioni e cori discriminatori, studieranno le carte (il dossier è pronto), mentre nel frattempo il presidente James Pallotta prenderà una decisione. Le riserve saranno sciolte prima di lunedì, ma a Trigoria c’è la convinzione di avere materiale a sufficienza per smontare la tesi di Tosel.

LA DIFESA – La responsabilità oggettiva, secondo la Roma, deve essere punita più di quella diretta, inoltre la dirigenza rivendica di essere un modello di organizzazione, non a caso i suoi servizi vengono usati anche, ad esempio, per il Sei Nazioni di rugby e le finali di Coppa Italia, ed è stato proposto al Coni e alla Lazio di piazzare telecamere anche nei bagni delle curve, proprio dove vengono montati gli striscioni, senza che la sua richiesta sia stata accolta.