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Dieci cose che non sai su Carlo Tavecchio, dall’impero dei sintetici alle voci su Casapound

Paolo Pirisi

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Carlo Tavecchio

Dieci cose che non sai su Carlo Tavecchio, il presidente della Figc: stipendio, dimissioni mancate, vita privata, Twitter e tanto altro

Carlo Tavecchio sta vivendo giorni particolarmente complicati. Il presidente della Figc, dopo la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali di Russia 2018, è stato messo nel mirino della critica per aver affidato gli azzurri nelle mani del commissario tecnico Gian Piero Ventura, l’uomo che non è stato in grado di portare gli azzurri alla rassegna iridata. Tavecchio è al centro del dibattito calcistico e politico per via delle mancate dimissioni, che in ogni altro paese dopo una figuraccia di simili proporzioni sarebbero diventate un atto dovuto. Ma per conoscere meglio il personaggio è necessario conoscere alcuni dettagli della vita privata e professionale: ecco le dieci cose che non sapete su Carlo Tavecchio.

1) Lo stipendio di Carlo Tavecchio: ecco quanto guadagna

Su Carlo Tavecchio, attuale presidente della Figc, si rincorrono tante voci (non tutte confermate) sullo stipendio percepito. Solo per il fatto che Tavecchio è presidente di una federazione sportiva italiana ha diritto ad una cifra che si aggira intorno ai 36mila euro lordi all’anno, cifra che a dire il vero è identica a tutti i capi delle varie federazioni sportive che fanno capo al Coni. Ma non solo, perché Tavecchio è anche presidente di ben tre società: la Federcalcio Servizi Srl, della Lnd Servizi Srl e della Lnd Immobili Srl, incarichi mantenuti nel tempo nonostante non abbia più nulla a che vedere con la Lega Nazionale Dilettanti. La Federcalcio Servizi Srl spende per l’intero board dirigenziale circa 70mila euro, per la Lnd Servizi Srl 91mila euro e infine per la Lnd Immobili Srl 36mila euro, come riportato dal quotidiano La Verità. Dunque, sommando i vari stipendi percepiti, Tavecchio incasserebbe circa 140mila euro all’anno.

Rovistando nel passato del massimo dirigente federale uno dei primi scandali legati al presidente della Federcalcio riguarda l’acquisto, da parte della Figc, del libro «Ti racconto…il calcio», scritto da Tavecchio. Il massimo organismo calcistico italiano spese circa 100mila euro per acquistare 20mila copie del libro. E poi c’è anche la voce che riguarda l’incarico di commissario straordinario della Lega: Tavecchio, per questo ruolo (che lo vedrà protagonista almeno fino a fine novembre), può partecipare alla spartizione dei 135mila euro complessivi approvati dall’assemblea. Se i due sub-commissari Paolo Nicoletti e Michele Uva guadagnassero la stessa cifra di Tavecchio significa che il presidente Figc percepirebbe circa 40mila euro per il commissariamento della Lega dopo la dipartita di Maurizio Beretta.

2) Le dimissioni di Tavecchio che non arriveranno mai

La mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali ha portato Carlo Tavecchio ad un bivio inesorabile, che avrebbe potuto segnare il destino della Figc. L’attuale presidente federale, nonostante la figuraccia degli azzurri del commissario tecnico Gian Piero Ventura (uomo scelto da Tavecchio nel 2016 come successore di Antonio Conte), ha deciso di non fare un passo indietro, respingendo con fermezza ogni ipotesi di dimissioni. Una scelta che ha fatto molto discutere, visto che si colloca in netta controtendenza rispetto allo stesso episodio del Mondiale del 2014, quando dopo la sconfitta contro l’Uruguay sia il presidente Figc Abete che il ct Prandelli annunciarono in mondovisione la volontà di uscire di scena. Tavecchio ha costruito il proprio impero attraverso i voti dei dilettanti e delle società di Lega Pro a partire dal 2014, consolidando la propria leadership grazie alle piccole realtà di Serie A, con l’appoggio incondizionato del presidente della Lazio Claudio Lotito, suo principale alleato nella corsa alla poltrone più ambita della politica calcistica italiana.

Gli scenari sono poi cambiati diametralmente nel momento della rielezione, avvenuta il 6 marzo del 2017. Alla terza votazione, Tavecchio ha infatti ottenuto il 54,03% dei consensi. Al suo rivale Abodi il 45,97% dei voti e così il presidente ha mantenuto la poltrona fino al 2020. Chi si è rivelato decisivo nella decisione di prolungare il regno di Carlo Tavecchio? L’appoggio pesante della Juve, acerrrima nemica del numero uno della Figc nel 2014. Il cambio di rotta della Juve venne spiegato così da Andrea Agnelli: «Chi conosce la macchina amministrativa parte avvantaggiato. Tavecchio e Uva oggi hanno una percezione della macchina amministrativa molto superiore a due anni e mezzo fa, cosa che può permettere loro di gestirla con un respiro più lungo. In assenza di alternative sono un ticket di garanzia per portare avanti le riforme di cui il calcio italiano ha bisogno». Peccato che lo stesso Agnelli, nel 2014, parlò così di Tavecchio: «A livello internazionale abbiamo nell’Eca e nella Uefa due grandi ex calciatori come Rummenigge e Platini. La gente schizza in piedi perché riconosce in loro autorevolezza immediata. Faccio fatica a pensare che lo stesso trattamento possa essere riconosciuto a Tavecchio da questo punto di vista». Qualcosa di sicuro non quadra: l’inversione di marcia è stata una mossa di convenienza per il processo sul coinvolgimento della ‘ndrangheta nella vendita dei biglietti oppure una scelta ponderata per via del buon operato di Tavecchio dal 2014 a oggi?

3) Tavecchio e Opti Pobà

Carlo Tavecchio verrà sempre ricordato per una storica gaffe. Successe il 25 luglio 2014 a Roma, all’Assemblea straordinaria della Lega Nazionale Dilettanti. E le parole di Tavecchio generarono un putiferio senza precedenti: «Le questioni di accoglienza sono un conto, le questioni del gioco sono un altro. L’Inghilterra individua i soggetti che entrano, se hanno professionalità per farli giocare . Noi, invece, diciamo che Opti Poba è venuto qua, che prima mangiava le banane, adesso gioca titolare nella Lazio. E va bene così. In Inghilterra deve dimostrare il suo curriculum e il suo pedigree». Nonostante questo scivolone a sfondo razzista Tavecchio, superata la bufera, divenne poche settimane dopo il presidente della Federcalcio.

https://www.youtube.com/watch?v=VZuS-aQ98Po

4) Tavecchio legato a Casapound?

Nel settembre 2017, intorno a Carlo Tavecchio, si sono registrate alcune indiscrezioni circa le presunte simpatie politiche del numero uno della Federcalcio. Sul sito di CasaPound, movimento di estrema destra molto vicine alle correnti filo-fasciste, ha campeggiato la partecipazione di Tavecchio alla festa nazionale di Latina. Un invito che il presidente della Figc avrebbe rifiutato, con tanto di presa di posizione molto forte («Il presidente non partecipa a eventi politici») su una vicenda che ha fatto molto discutere. In ogni caso la voce che circola nell’ambiente calcio è chiara già da tanti: Tavecchio nutre simpatie (mai veramente nascoste) per la destra.

5) Carlo Tavecchio e l’Inter: è amore!

Il presidente della Figc Carlo Tavecchio, nato a Como nel 1943, ha svelato un piccolo retroscena sulla sua fede calcistica negli studi di “Radio Anch’io Sport” su Rai Radio1: «Io interista? Be’, diciamo che ho sempre avuto simpatia per questa squadra. Ma sono contento perché così il campionato torna interessante». Una notizia non accolta bene da tutti, soprattutto dai tifosi della Juve, che fin dal 2014 considerano Tavecchio un rivale su ogni fronte.

https://www.youtube.com/watch?v=ndt4U3Z66YI

6) Tavecchio spopola su Twitter

Carlo Tavecchio ha un account su Twitter, ma si tratta di un fake, rimasto fermo con la pubblicazione di tweet dal lontano settembre 2015. Ma sulla piattaforma social, soprattutto dopo la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali di Russia 2018, l’hashtag #Tavecchio ha spopolato. Vi proponiamo i cinguettii più significativi.

7) Le frasi celebri di Tavecchio

Tavecchio, nel suo periodo di mandato alla Figc, è diventato famoso anche per alcune frasi ormai celebri. Vi proponiamo le migliori.

  • «L’assassino di John Kennedy non ha subìto quello che ho subito in questi giorni»
  • «Non ho niente contro gli ebrei, ma meglio tenerli a bada»
  • «Io non ho nulla contro i gay, però teneteli lontani da me. Io sono normalissimo»
  • «Gli stadi non sono più ambienti in cui si deve giocare solo al calcio: ci va la farmacia, il supermercato, la lap dance, si fa attività sociale»
  • «Si pensava che le donne fossero handicappate rispetto al maschio, ma abbiamo riscontrato che sono molto simili».

8) Carlo Tavecchio e la Figc fra passato e presente

Carlo Tavecchio, prima di diventare il presidente della Figc, ha svolto numerose attività. Nato a Como il 13 luglio 1943 Tavecchio, diplomato in ragioneria, è diventato un importante dirigente della Banca di Credito Cooperativo dell’Alta Brianza, prima di essere scelto come sindaco di Ponte Lambro (schierato con la lista della Democrazia Cristiana) dal 1976 al 1995. Nel 1996, dopo essersi approcciato ad alcuni incarichi federali nel comitato regionale, diventa il numero uno dei dilettanti in Lombardia. Il 29 maggio 1999 viene premiato ed è nominato come nuovo presidente della Lega Nazionale Dilettanti dopo le dimissioni presentate da Elio Giulivi. Tavecchio, nel suo mandato per la LND, ha creato un vero e proprio impero a partire dai campi in erba sintetica, che dai primi anni del nuovo millennio spopolano in tutti i terreni di gioco delle società dilettantistiche italiane. Tavecchio, da ottimo imprenditore, ha capito che il gioco valeva la candela e ha così permesso di sviluppare questo enorme business che ha dato slancio all’intero movimento. Ogni terreno costa in media 500 mila euro, mentre per l’omologazione ce ne vogliono 5mila: un giro di affari pazzesco, che ha fatto sì che i dilettanti muovessero più del 90% del fatturato del calcio nazionale.

9) Tavecchio e l’imitazione di Crozza

Carlo Tavecchio, dopo la pesantissima gaffe razzista su Opti Pobà che mangiava le banane prima di essere preso dalla Lazio, ha scatenato un’ondata di ironia senza precedenti. Il comico Maurizio Crozza ha subito approfittato per imitare il presidente della Figc: il risultato è semplicemente esilarante.

10) Carlo Tavecchio e il calcio femminile

A proposito di gaffe Carlo Tavecchio non si è certo fatto mancare nulla. La più grave è stata quella data 25 luglio 2014 su «Opti Pobà che mangiava le banane», ma gli scivoloni si sono registrati anche sul terreno minato del calcio femminile. Bisogna riavvolgere il nastro e tornare indietro nel tempo, precisamente al 5 maggio 2014, quando a Report Tavecchio disse: «Si riteneva che la donna fosse un soggetto handicappato rispetto al maschio: sulla resistenza, sul tempo, sull’espressione atletica. Invece abbiamo riscontrato che sono molto simili». Altro errore di comunicazione marchiano, che riaffiorò in superficie nel periodo in cui Felice Belloli, presidente della Lnd eletto nel 2014, venne messo ai margini del calcio dilettantistico dopo le pesantissime frasi sessiste sul calcio femminile durante un vertice federale: «Basta! Non si può sempre parlare di dare soldi a queste quattro lesbiche». Una vera e propria vergogna nazionale. E Tavecchio, che aveva appoggiato Belloli prima della clamorosa gaffe sessista del marzo 2015, fu aspramente criticato anche su questo tema.

 

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