Fiorentina: la più bella del reame

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LA PIU’ BELLA DEL REAME – « Specchio, servo delle mie brame, chi è la più bella del reame? » ha chiesto a squarcia gola la squadra di Montella in una notte piovosa di marzo. L’Olimpico ha dato il suo verdetto finale: la Fiorentina. La Viola vista ieri sera contro la Lazio non è mai stata così bella, bella da vedere e rivedere, da incorniciare, da ammirare. Così bella da farti innamorare, al primo sguardo, al primo tocco. Bella, come la Costituzione raccontata da Benigni, come una mattina d’acqua cristallina, direbbe Jovanotti. Talmente bella da piacere, prima che agli altri, a se stessa. Questa Fiorentina infatti è anche vanitosa, si specchia della propria bellezza rinascimentale, si contempla, è vanesia, si piace da morire. Perché in fondo in uno specchio ci si può ammirare, ma anche perdere, non riconoscendo più se stessi. Alla Viola questo è già successo, troppe volte così leziosa, troppe volte così stucchevole da rimanere a bocca asciutta, come contro il Bologna.

GIOCHI DI SPECCHI – Lo specchio è un oggetto che, per le sue proprietà, ha colpito e stimolato l’immaginazione umana, sino ad entrare nel folklore e nella mitologia di vari popoli. Esso può incarnare una valenza ambivalente: negativa o positiva a seconda dei casi. Nello specchio ci si perde e ci si riconosce, si scopre ciò che è labile, come la bellezza e ciò che è eterno, come l’anima. La Fiorentina dell’Olimpico ammira la propria bellezza, intesa in chiave positiva come conoscenza di sé, dei propri mezzi e delle proprie straordinarie qualità tecniche. La Lazio invece è rimasta a guardarsi impietrita, assumendo le sembianze sbiadite della squadra vista in quel di Stoccarda. Così i biancocelesti si sono guardati allo specchio, senza riconoscersi, cercando una bellezza legata a beni fugaci e terreni. Allo stesso modo è capitato all’Inter, che si è svegliata una mattina per caso, si è avvicinata allo specchio arruffata e gli è parso di vedere tutta un’altra squadra da sè. I nerazzurri sono in piena crisi d’identità, fanno le smorfie davanti allo specchio per imparare a conoscersi, a capirsi dopo un paio d’uscite francamente incomprensibili. Altro topos letterario e cinematografico è quello dell’apparizione nello specchio di creature invisibili come fantasmi e demoni, gli stessi che deve aver visto il Palermo quando, per caso, si è avvicinato ad uno specchio e si è visto riflettere di un inquietante rosa(nero) pallido pallido.

NARCISO – Tornando alla più bella del reame, la sensazione è che se davvero vuole questa Champions League, dovrà riuscire a non commettere l’errore di Narciso, personaggio della mitologia greca, figlio della ninfa Liriope e del dio fluviale Cefiso, famoso per la sua eterna bellezza. Narciso, a causa di una maledizione si innamora di se stesso, della sua immagine semi divina. Imperterrito respinge tutti i suoi pretendenti, perché altro non vuole che contemplare l’immagine di se stesso. Ebbene il baldo Narciso, che, badate bene, non ha niente a che vedere con il buon Parigi, compositore dell’inno gigliato, finì per rimanere annegato nello stesso fiume nel quale amava specchiarsi giorno e notte senza tregua. Ma Il narcisismo non fa per la Fiorentina, che ancora rimane una Cenerentola intrufolata al ballo per sole reginette. I Viola non hanno ancora la stoffa regale e nemmeno il passaporto per la grande Europa, ma se continuano di questo passo, senza cadere in una logora vanità, il prossimo anno potranno partecipare in punta di piedi ad una principesca Champions League a tinte viola. Quindi mi raccomando, fate sì che non passi vicino ad uno specchio, una vetrina o una pozzanghera d’acqua, che altrimenti potrebbe fermarsi a decantare la propria bellezza, ma del resto com’è che cantava Parigi? « Oh fiorentina, di ogni squadra ti vogliamo regina»…