Fotografia della Juventus di ieri, di oggi e di domani

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Oggi incontriamo una firma di punta della Gazzetta dello Sport, sportivo ed appassionato (non solo per motivi lavorativi) del bel calcio, Gb Olivero. A cui chiediamo di parlarci della Juventus, squadra che segue da tempo, e di realizzare per noi un’analisi critica, come un viaggio a ritroso nel tempo, che come lo “Spirito del Natale” di Dickens, riesca a fotografare la Juve di ieri, di oggi e di domani. 

 

LA JUVENTUS DI IERI – “Lo storico slogan di Giampiero Boniperti resta la miglior definizione del club bianconero: “Alla Juve vincere non è importante. E’ l’unica cosa che conta”. Questo non cambia, a prescindere dalla reale competitività della squadra. La Juve nasce per vincere nel 1897 e il suo destino, anche attraverso stagioni buie, resta quello. Nello sport i successi e le sconfitte si alternano, ma la Juve rimane nel tempo la squadra di riferimento per il calcio italiano un po’ per il numero degli scudetti e un po’ per il suo ruolo di vincente-antipatica. La ritrovata competitività post-Calciopoli in tempi relativamente brevi è una delle principali imprese della storia bianconera: lo tsunami del 2006 avrebbe potuto avere conseguenze tremende per molti anni e invece la Juve è riuscita a risorgere rapidamente riappropriandosi del suo ruolo nel calcio italiano. E nel futuro la storia non cambierà: la Juve vincerà, perderà, sarà amata e odiata.

 

LA JUVE DI OGGI  –La differenza principale con la Juve di Zidane e Del Piero è il valore assoluto del gruppo rispetto agli altri grandi club europei. Quella di Zidane e Del Piero era una Juve capace di andare ripetutamente in finale o semifinale di Champions League. La Juve di Conte ha nell’allenatore il suo fuoriclasse di riferimento. Ci sono alcuni campioni (Buffon, Pirlo, Pogba, Vidal, Tevez: ciascuno in una fase diversa della carriera), molti buoni giocatori e qualche gregario. E in campo quella Juve si affidava spesso al talento dei singoli, questa Juve poggia gran parte delle sue fortune sull’organizzazione di gioco, sull’equilibrio, sull’abilita tattica e le qualità atletiche e caratteriali. A livello societario, invece, non è possibile fare un paragone valido a causa delle diverse situazioni economiche anche se va riconosciuto che pure ai tempi della Triade la Famiglia non investiva più sulla Juventus che doveva autofinanziarsi”.

 

LA JUVENTUS DI DOMANI – “Per il futuro della Juve e degli altri grandi club italiani auspico una rinnovata competitività a livello europeo. Non c’è una ricetta sicura, soprattutto in un momento di crisi economica. Ma proprio in un periodo di ristrettezze credo che la strada migliore sia quella di anticipare le corazzate europee sul mercato dei giovani: spero che la rete degli osservatori porti presto in Italia talenti giovani su cui lavorare. Il Sud America e l’Europa dell’est rappresentano un bacino importante nel quale pescare giocatori che col tempo possono diventare campioni.”