Suicidio Bucci, è giallo sul borsello. L’ex moglie: «L’hanno ammazzato»

juventus stadium
© foto www.imagephotoagency.it

Il suicidio di Bucci, ex ultras e collaboratore della Juventus, è al vaglio dei pm. Emergono altre verità sul processo Alto Piemonte. Il giallo del borsello – 3 maggio, ore 8.35

Emergono novità nel caso Bucci, l’ex security manager della Juventus suicidatosi lo scorso 7 luglio a Fossano. Uno dei punti oscuri agli atti del processo è il borsello dell’uomo, un oggetto che ancora non si sa se fosse presente o meno nell’auto guidata dallo juventino. Gli agenti della stradale che hanno esaminato la Jeep non hanno trovato né il suddetto borsello, né le chiavi dell’auto, e così pure i dipendenti bianconeri andati a Fossano a recuperare la vettura. Al contrario, uno degli agenti incaricati di svuotare la Jeep ha detto di aver trovato il borsello all’interno della macchina. Alla luce delle dichiarazioni dell’ex moglie (la quale crede che Bucci sia stato aggredito) gli investigatori quindi sospettano che gli aggressori abbiano voluto conservare il borsello, come scrive La Gazzetta dello Sport.

Suicidio Bucci: parla la moglie – 2 maggio, ore 8.40

Gabriella Bernardis, moglie di Raffaello Bucci, ha parlato a La Repubblica e ha detto di non aver chiara la situazione e di non essere certa del suicidio. Su Bucci adesso arrivano nuove ombre, soprattutto per quanto riguarda la sua possibile collaborazione coi servizi segreti. Su richiesta della donna il legale Paolo Verra chiederà di riaprire l’inchiesta, secondo Bernardis ci sono ancora troppe incongruenze nel suicidio: «Non credevo che il padre di mio figlio potesse essere nei servizi segreti. Troppe cose non coincidono, dal blackout delle intercettazioni alla mancanza di foto del corpo. Si è gettato ‘a candela’ e ha ferite gravi su tutto il volto che non dovrebbero entrarci nulla. Ci sono testimoni che lo hanno visto ma secondo me lo hanno massacrato di botte prima». Bernardis non sa chi può aver fatto del male al consorte, ma le sue parole sono piuttosto chiare: «Chi gli era vicino mi ha detto che l’hanno ammazzato, era gente della ‘vecchia gestione’. Penso facciano riferimento alla curva, ma non so nulla di più di queste poche parole».

Suicidio Bucci: le verità dal processo.

Gli inquirenti piemontesi sono al lavoro per l’inchiesta attualmente in corso, finalizzata ad accertare o meno le infiltrazioni della ‘ndrangheta nel business della vendita dei biglietti. Spuntano nuovi particolari e si indaga anche sul suicidio di Bucci. L’ex ultras della Juventus si suicidò il giorno dopo essere stato ascoltato dai pm di Torino in merito all’inchiesta suddetta, come scrive La Gazzetta dello Sport. E’ stata inserita una nuova, ed importante informazione agli atti, ovvero il fatto che Bucci lavorasse come informatore dei Servizi Segreti. E c’è anche una testimonianza di un dipendente dell’Aise, Agenzia informazione e sicurezza esterna, in merito: «Avevo un rapporto fiduciario, dal ‘10 al giugno ‘15… Era relativo all’infiltrazione di frange eversive e di estrema destra nelle curve. Sapevo che Germani e Dominello erano persone di sua conoscenza, ma non del loro ruolo… Lui mi raccontò qualcosa da cui nacque nel 2013 un appunto trasmesso ai carabinieri sul gruppo dei Gobbi, su cui ci sarebbe stato interesse della famiglia Ursini. Quando mi raccontò dei Gobbi non mi parlò di Dominello, fui io a collegare tale notizia a Dominello sapendo da altri atti interni all’Agenzia che tale famiglia era vicina alla Juve. Mi disse che era preoccupato, che era uscita una bomba, che rischiava il posto». Anche altri dipendenti del club hanno sottolineato la preoccupazione di Bucci nelle ore prima del suicidio stesso che, a questo punto, potrebbe anche essere legato a qualche minaccia subita.