Inter, Mourinho: “Solo dopo 4-5 giorni deciderò il mio futuro”

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L’allenatore dell’Inter, Josè Mourinho, ha rilasciato una lunga conferenza stampa alla vigilia della finale di Champions League contro il Bayern Monaco. Il tecnico portoghese ha parlato di diversi aspetti della partita di domani, ma ha anche parlato del proprio futuro: “Van Gaal? Lavoravo tanto, con molto piacere, e da lui ho imparato che lavorando tanto arrivi lontano. Posso solo parlare bene di quell’esperienza che sembra ieri, mentre sono già  13 anni fa. Non dimentico i tempi e nemmeno la persona che con me è stata fantastica. Cosa significa vincere domani? La finale della Champions è sempre importante, anche se l’ultima vinta da noi è 45 anni fa. Non penso al significato particolare di questa. Posso capire che per i tifosi dell’Inter sarà  un evento straordinario, perchè 45 anni sono tanti. Molti dei tifosi non erano ancora nati quando l’Inter ha vinto l’ultima Champions, negli ultimi anni possiamo dire che l’Inter ha avuto comunque una storia di successi. La partita di domani non è una responsabilità  particolare per noi, ma sarà  sicuramente qualcosa di speciale per questo club, per i tifosi e sarebbe per me un grande onore poter offrire questo contributo, ma dobbiamo rispettare quel che significa una finale. Io mi sono potuto congratulare con il Bayern Monaco per quello che ha fatto nella sua stagione calcistica. Entrambe le squadre hanno avuto grandi successi quest’anno. Domani mattina ci sarà  tensione, poi due ore prima di arrivare allo stadio finisce la tensione, finisce tutto: inizia quello che mi piace, il mio habitat naturale. Quello che si dice di Madrid non è un problema per me. Chi gioca in una finale di Champions non può pensare ad altro perchè vive già  una cosa molto bella. Io penso solo alla partita di domani come un sogno, non un’ossessione. La mia squadra gioca per questo. Domani dopo la partita, vita nuova per tutti: non per me, per tutti. Vacanze, Mondiali, nuovo club, stesso club…fino a domani, finchè non finisce la partita, nessuno di noi pensa ad un’altra cosa. Domani la mia ultima? Non lo saprò certo dire domani. Se tra 4-5 giorni la decisione è questa sicuramente sarò commosso. Quando sono tornato a Stamford Bridge, io ho pianto, quando si lasciano amici di tante guerre, non si dimentica mai. Quando è finita la Champions del 2004 ero in panchina e sapevo che quando la partita sarebbe finita sarei stato allenatore del Chelsea, oggi non lo posso dire. Ora noi siamo in finale e non so se c’è nessuno più forte di noi. La prossima è la più importante? Sì, sì. Quando si può vincere più competizioni è la più importante. Ora siamo a giocare la ultima partita della stagione, non solo la finale di Champions, e quella che ci può assegnare il titolo più importante nella storia dei club e bisogna andare a vincere. Anche il Bayern lo vuole. Noi difensivisti? Forse non ha visto molte delle nostre partite, perchè noi abbiamo giocato anche molto all’attacco. Non ha visto le ultime in Champions allora…sembra che abbia visto solo Barcellona-Inter. Le due squadre sono arrivate con errori arbitrali? Non sono d’accordo, abbiamo giocato a Barcellona in dieci per un’ora, mentre dovevamo essere in undici, e questo per me è più importante che qualche dubbio durante la partita. Quello che è successo col Bayern contro Fiorentina e United non importa oggi. Perchè? Perchè nel calcio non c’è la compensazione. L’arbitro quando entrerà  in campo non penserà  a chi è stato penalizzato. Noi vogliamo vincere, il Bayern vuole vincere e l’arbitro vuole vincere domani e per questa ragione io mi fido tanto che gli arbitri domani faranno un grandissimo lavoro. Anche per loro è il top del top arrivare a questa partita e per questo non mi preoccupo perchè ho grande fiducia nel lavoro che faranno gli arbitri. L’Italia ci tiferà  contro? Non era diverso da quello che mi aspettavo. Non conosco un tifoso del Benfica che voleva vincesse il Porto in finale di Champions o viceversa uno del Porto che voleva vincesse il Benfica in una finale di Coppa Uefa. E’ la nostra cultura, la vostra cultura, è normale, non possiamo cambiarlo. Cosa so del Real Madrid? Solo la storia. Non conosco la mentalità , le motivazioni, gli obiettivi e tutto quello che ci sta intorno. Ora non ci penso proprio, il mio è l’Inter e la finale di domani. Centro di allenamento fantastico e noi ci siamo sentiti molto bene e ringrazio per tutto questo. Pandev possibile protagonista? L’Inter gioca come una squadra, anche domani, non so chi sarà  l’uomo squadra. Noi pensiamo come un gruppo di tante stelle che però non si comportano come tali, la squadra è la stella. Se vinciamo, siamo i vincitori, se perdiamo, non siamo i perdenti, ma la squadra che ha perso. Cosa mi ha insegnato il calcio italiano? Imparo tutti i giorni, come in Inghilterra e Portogallo. Sono tutte esperienze importanti. Io non sono nessuno per consigliare qualcuno, ma se uno è giocatore o allenatore consiglio di non fare tutta la carriera in un solo Paese. Assaporare diverse culture rende una persona molto più ricca. Ho lavorato in Spagna quattro anni, tre in Inghilterra, due ora in Italia e quelli nel mio Paese. Mi sento un privilegiato e posso dire che anche il calcio italiano mi ha dato qualcosa. Vole vincere il Mondiale per Club con l’Inter? Questo è più importante per il club. Ibra ha vinto l’Intercontinentale, ma cosa ha fatto per vincerla? Ha giocato contro una squadra dell’Oceania, una di non so dove e l’Estudiantes…i giocatori che hanno fatto tutto il percorso, è una cosa diversa. Se è un percorso di 15 partite, arrivi con piacere. Se ne fai solo 2, e le altre 13 le hanno fatte gli altri, non mi pare un grande successo a livello professionale. La Champions è l’Eldorado per i club. La Supercoppa Europea è una partita, con l’Inter la mia prima è stata in Supercoppa Italiana, ma dopo la partita vinta ho detto che il trofeo era di Mancini. L’Intercontinentale è solo una conseguenza di qualcosa che si è fatto, ma è una cosa piccola. Per giocare queste partite comunque bisogna vincere domani, altrimenti non si giocano. Dove vorrei allenare ancora? Qualcuno ha detto che dove c’è un campo di calcio, giocatori e qualche pallone, io sarò felice, qualcuno ha detto questo, non io, però in pratica è così. Se ho una squadra da allenare con buone condizioni di lavoro, obiettivi definiti…io lavorerò. Ho già  detto che volevo andare in Spagna, Inghilterra, Inghilterra di nuovo e Portogallo, ma se lavorerò in un altro Paese non è un problema. Non può essere Germania che non parlo la lingua, ma posso lavorare in tutti i posti, non è un problema per me. Come gestirò la giornata domani? Quando mi sveglio cambia qualcosa, ma poi c’è una giornata normale, praticamente è un rituale che si ripete ad ogni partita e sono ormai tanti anni. Ok, è la finale di Champions, ma sono tante partite importanti che capita così, non è un dramma, è qualcosa da vivere in maniera naturale. Se un giocatore non sa farlo allora non è da top-club, si fa proprio quest distinzione a questo livello. Dopo sarà  sempre una situazione emozionale e indimenticabile e devi vivere la situazione con emozione, ma con tranquillità . Se si perde, non finisce il mondo, se si vince, non finisce la carriera. Il presidente Moratti per me è una persona molto speciale che io ringrazio tanto per avermi preso per l’Inter due anni fa e mi piacerebbe tanto vederlo domani a piangere, con la Coppa in mano, nella foto a lato di suo padre e per tutta la famiglia Moratti sarebbe una cosa veramente incredibile e mi piacerebbe tanto, tanto, tanto dare il mio piccolo contributo per far succedere questa cosa fantastica per loro. Il Bayern ha preparato le maglie celebrative, il pullmann per tornare a Monaco e la festa, noi niente”.