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Italia, Hodgson: «Mancini ha dato spirito e orgoglio di appartenenza al gruppo»

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L’allenatore Roy Hodgson ha parlato in vista di Italia-Svizzera, lui che ha allenato proprio gli Elvetici

Roy Hodgson è stato l’ultimo allenatore della Svizzera a battere l’Italia. Era il 1993 e a Berna gli Elvetici vinsero 1-0 e strapparono il pass per USA ’94. E il tecnico inglese, in una intervista a Corriere della Sera, ha parlato proprio del match tra gli Azzurri e i rossocrociati.

SVIZZERA ’93 – «Fantastici, davvero. Eravamo in un girone difficile, con Italia e Portogallo, ma siamo partiti bene con il 2-2 di Cagliari. E alla fine proprio la vittoria azzurra contro i portoghesi all’ultima giornata ci ha portato a Usa ‘94». 

SVIZZERA-ITALIA ’93 – «Eravamo due squadre ben organizzate, che giocavano con lo stesso sistema, molto compatte. Furono due partite equilibrate e tirate. In quei casi la differenza la fa spesso la qualità dei singoli e l’Italia era superiore alla Svizzera, proprio come lo è oggi. Ma come gruppo siamo riusciti a superarci e a colmare il divario». 

ITALIA – «La squadra di Mancini ha dimostrato che può giocare molto bene ed è chiaramente favorita, non solo perché ha vinto l’Europeo, ma per la qualità che sa mettere in campo. Però deve fare molta attenzione, perché la Svizzera ha giocatori di grande esperienza: credo che la squadra di Yakin punti a bloccare la partita, per poi provare ad approfittare di un errore degli azzurri al momento giusto. Sono gare molto insidiose». 

MANCINI – «Credo che Roberto abbia ricostruito prima di tutto lo spirito e l’orgoglio di appartenenza, ricordando ai giocatori quanto è importante l’Italia nella cultura calcistica. Poi sul campo ha fatto capire che si poteva tornare grandi anche puntando su alcuni giovani di qualità e su un gioco più offensivo. Un grande lavoro». 

ASSENZE ITALIA – «Credo che la Svizzera sia felice di sapere che mancherà uno come Chiellini: all’Europeo mi ha impressionato la sua capacità di leggere il gioco, la sua intesa con Bonucci, il tempismo perfetto di ogni loro azione sugli attaccanti avversari. Poi anche Donnarumma, Chiesa, Jorginho e Verratti sono stati uomini fondamentali per il successo». 

ITALIA – «Un posto molto importante. Per le persone che ho conosciuto, a cominciare dal presidente Moratti e da Giacinto Facchetti, e poi per i tifosi. È stata un’esperienza intensa umanamente e professionalmente, dalla quale ho imparato molto. Venivo da tanti anni fra Scandinavia e Svizzera ed era un passo decisamente in avanti per me, sotto tutti gli aspetti, anche quello della “football crazyness”, la pazzia per il calcio. Ho sempre apprezzato l’opportunità che mi è stata data e ho cercato di dimostrarlo in ogni partita durante quei due anni».