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La seconda vita di Nicholas Caglioni: «Mi voleva il Milan, ora faccio il camionista»

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Nicholas Caglioni, ex portiere del Messina, ha rotto il silenzio sulla squalifica per doping nel 2007: «Mai toccata la cocaina. Il calcio mi fa schifo»

Nicholas Caglioni ha giocato in Serie A con il Messina, è stato squalificato per cocaina per due stagioni nel 2007 e dopo quasi 300 gare da professionista si è inventato un’altra vita. Oggi la racconta su La Gazzetta dello Sport.

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IL CALCIO DI OGGI «Mi fa schifo, ho chiuso. Non guardo neanche più le partite. E poi la vita del professionista di oggi mi aveva stufato. L’ho capito a Salò, in Serie C: video analisi, dietologo, nutrizionista, psicologo. Sembrava una clinica, non una squadra».

FA IL CAMIONISTA «Era il lavoro di mio padre. Dopo il Covid ho preso le patenti e ho iniziato. Giro l’Italia e l’Europa: da Nembro, dove sto io, in provincia di Bergamo, fino a Lione e alla Germania, più il sud Italia. Trasporto soprattutto cibo. Guidare mi rilassa».

LA SUA GIORNATA «Guido 8/10 ore al giorno. Sto fuori dal lunedì al venerdì, poi rientro per stare con mio figlio di due anni. La vita da calciatore non mi manca affatto».

RIPENSA AL PASSATO «Ogni tanto. Mi vengono in mente i ritiri, gli scherzi, gli aneddoti. E ovviamente i rimpianti legati alla mia storia».

POSITIVITA’ «L’11 marzo, dopo Chievo-Messina. Avevo parato un rigore a Pellissier, ero a casa coi miei e stavo uscendo. Argurio, il d.s., mi chiamò: “Sei stato trovato positivo alla cocaina”. “Ma stai scherzando?”, dissi. Entrai nel panico più totale».

NE HA MAI FATTO USO «Mai. Amavo fare serata come un normale calciatore di vent’anni, certo, ma non l’ho mai toccata».

HA CHIESTO LE CONTROANALISI «Certo, ma non me le hanno mai fatte. La mia unica spiegazione è che ero scomodo: avevo appena rinnovato il contratto di tre anni, dicevo sempre ciò che pensavo, ero diretto, spontaneo, sincero. E proprio in quel periodo, magicamente, è successo questo. E c’è anche un’altra cosa… I controlli antidoping sono a sorteggio. Io uscii quattro volte di fila. Strano, no? Avevo 21 anni, ero diventato titolare. Mi hanno rovinato la carriera».

SOSPETTO «Magari c’era qualcuno famoso da proteggere».

COSA HA FATTO IN QUEI 2 ANNI «Ho giocato a calcio a 7 con una squadra del mio paese, come attaccante, poi per il resto mi allenavo tutti i giorni. Ma non sono più tornato in Serie A. Mi hanno voltato le spalle in tanti, anche chi prima era sempre intorno a me».

IL MILAN «Sarei rimasto in Serie A. Nel 2007, quando Storari andò al Milan, un addetto ai lavori mi disse che in realtà i rossoneri volevano me».

LA RIPARTENZA «Nel 2009 rientrai con la Pro Patria, in C. E da lì in poi ho sempre giocato, anche in Serie B: Modena, Crotone, Lecce, Feralpi, la Salernitana. Qui perdemmo la finale playoff per salire in B con una squadra senza soldi, senza stipendi, dove pagavamo i ritiri di tasca nostra ai più giovani. Contro il Verona, in finale, da bergamasco mostro la maglia con scritto “odio Verona”. Fui multato e squalificato. Non me n’è mai importato niente».

IL MESSINA «Mettevamo paura a chiunque, con Mutti come condottiero. Oggi giocheremmo in Europa».

HA AVUTO ALLEGRI «All’Aglianese, in C2, stagione 2003-04. Avevo vent’anni, ma per lui ero un figlioccio. “Guai a chi mi tocca Nicholas”, diceva. Gianluca Sordo ci raccontò di quando aveva mollato la sposa all’altare. E poi ci raggiungeva in ritiro due ore dopo».

IL CAGLIARI «L’anno dell’Aglianese mi cercò il Cagliari. “Vai a Milano, Cellino ti vuole”, mi disse Allegri. Rimasi in albergo dieci ore. Non arrivò mai».

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