Josè Mourinho, il più bravo di tutti

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© foto www.imagephotoagency.it

Jose’ Mourinho, istrionico, antipatico, arrogante, provocatore e tante altre cose, ma l’ingresso dell’Inter in finale di Champions l’ha firmato con il suo nome e cognome.
L’organizzazione difensiva con la quale l’Inter ha vanificato il gioco del Barcellona e’ stata assolutamente straordinaria degna della semifinale dell’anno scorso del Chelsea di Hiddink.
Talmente organizzata l’Inter su due linee difensive che nessuno si e’ accorto che per tanto tempo ha giocato in dieci.
Eto’o e’ andato a fare il quarto mediano davanti ai quattro difensori e per il Barcellona non c’e’ stato piu’ niente da fare.
E’ stata la squadra ad andare in finale, ma e’ stato Mourinho a ideare, costruire e plasmare questa squadra riuscendo a far rendere ogni giocatore non al meglio delle proprie qualita’ tecniche, ma al meglio per le esigenze della partita.
Se in altre occasioni l’Inter era stata avvantaggiata da errori arbitrali, al Camp Nou niente c’e’ stato a oscurare la vittoria (tale e’ stata) dell’Inter.
Giusta l’espulsione di Motta ma la sua assenza in pratica e’ stata notata solo alla fine.
Non un muro come ai tempi belli del tanto vituperato catenaccio, ma due muri per salvare una qualificazione alla finale di Champions che rappresenta per l’Inter in ogni caso un traguardo storico, visto che arriva dopo trentotto anni.
Messi, Xavi, Ibra e gli altri campioni del mondo non hanno giocato al meglio?
All’andata poteva esserci la scusa del viaggio in pullman, ma mercoledi’ sera la lezione di come una squadra deve difendere un risultato e’ stata da scuola di calcio.
E’ un po’ come agli ultimi Mondiali quando non c’e’ stata la stella che permise agli azzurri di vincere il titolo, ma fu una somma di prestazioni singole a laureare la squadra.
Le pagelle sarebbero sin troppo facili da fare: 7,5 a tutti e 8 all’allenatore.
Si, otto all’allenatore perche’ e’ stato capace di piegare e persino stravolgere le doti tecniche di alcuni giocatori (fra tutti Eto’o, Cambiasso) per dare una compattezza a una squadra nella quale sono stati bravissimi anche i soliti bravi, tipo Zanetti, Lucio e Samuel.
Adesso la grande sfida a Van Gaal e a Madrid chi vincera’ sara’ l’unico allenatore in attivita’ ad aver vinto due Champions con due squadre diverse.
E poi la si fa italo tedesca: in Champions hanno sempre vinto i tedeschi, ma stavolta chissà “¦

Franco Rossi