Juve, Krasic: “Se non andiamo in Champions è un fallimento”

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Milos Krasic in un intervista a Massimiliano Nerozzi del quotidiano La Stampa, commenta questa sua prima annata alla Juve e lancia un grido di battaglia a tutte le concorrenti alla qualificazione Champions. Il serbo conferma di essersi sentito molto stanco nel ultimo periodo e che aveva bisogno di una pausa per ricaricare le batterie: “Cosa mi era successo? Non ero in forma come a inizio stagione. Ma adesso mi sento meglio, più riposato: sono tornato Milos. Non cerco alibi, ma è un dato di fatto: a maggio sarà  un anno e mezzo che gioco senza fermarmi un attimo, tra campionato russo, il mondiale e la Juve”.
L’esterno juventino sta ancora studiando l’italiano: “Ma ho imparato tutti i termini del calcio, e in campo non c’è problema – assicura Milos -. Bene o male la terminologia da campo la conosco quasi tutta, non è un problema. E visto che Aquilani gioca vicino a me, a volte mi dà  una mano in inglese. Imprecazioni in italiano o serbo? (sorride) A volte mi capita che esca qualcosa di italiano, però la maggior parte della volte vado con il serbo: è ancora una buona lingua per queste cose”.
La “Furia Serba” parla quindi del rapporto non propriamente idilliaco con gli arbitri italiani: “Ibra dice che gli arbitri lo vanno a cercare? Che quello dell’arbitro è un mestiere difficile. Ma che anch’io, in alcune partite, ho avuto qualche situazione in cui non mi è stato fischiato qualche fallo. Poi so che per l’arbitro è difficile vedere tutto ciò che avviene in campo. Dopo il bollo di simulatore, sfugge qualche fallo? A Roma me ne hanno fatti un paio, e niente: dalla parte opposta, trenta secondi dopo, sì. Capisco, è un mestiere difficile, ma avrebbero potuto decidere diversamente”.
Milos riconosce di aver imparato già  tanto dal calcio italiano: “Tattica e strategia. Da quando sono arrivato, le cose sulle quali ho lavorato di più. In Russia, a volte vedevi qualche giocatore sperso per il campo. Altri insegnamenti? Si gioca molto veloce. E sui giornali e in tv c’è molta più pressione”.
Una pressione destinata ad aumentare qualora la squadra perdesse ulteriore terreno nella corsa Champions. Krasic e la Juve, però, ci credono: “Non vorrei dare false speranze, ma dico che ci sono ancora sei partite: andarci è un nostro obiettivo, e daremo il meglio – prosegue Milos -. Se dipende più da voi o dalla concorrenza? Da noi: dobbiamo portare a casa sei vittorie. Poi, certo, ci dovranno aiutare gli altri”.
La squadra bianconera è attesa da due delicatissime trasferte: “Più dura a Firenze o con la Lazio? A Firenze, perchè la prossima partita è sempre la più difficile. Ma con il carattere mostrato con Roma e Genoa ce la possiamo fare”.
Il serbo non nasconde che in caso di mancata qualificazione in Champions la stagione della Juventus sarebbe fallimentare: “Se non andiamo in Champions è un fallimento? Sì. Per un club come la Juve non potresti certo parlare di successo. Anche se c’è da tenere in conto che sono arrivati un nuovo allenatore e una decina di giocatori nuovi: forse sarà  dalla prossima stagione che riusciremo a tornare ai livelli della Juve di un tempo”.
Milos ha nostalgia della massima competizione europea: “Sì, con il Cska l’avevo giocata tre anni di fila. Me la guardo in televisione”.
Nelle ultime gare, Gigi Delneri ha accantonato spesso il suo 4-4-2, schierando spesso Krasic in posizione più centrale. Ma per la furia serba non è una mansione inedita: “L’ho fatto tre, quattro volte, con il Cska Mosca: una punta, e io dietro. E non mi dispiace, perchè mi dà  più possibilità  di dribbling – spiega l’esterno bianconero -: ci sono strade a sinistra e a destra. Anche se, da quando ho iniziato a giocare, faccio l’ala destra”.
Poi raffica di domande finali: “Com’è il ritorno in Serbia da juventino? Avevo molti amici cui piaceva la Juve, così mi chiedono com’è dal vivo Buffon, Del Piero. E quando torno là  porto sempre maglie, gadget. L’avversario che mi impressionato di più? Balzaretti, davvero un buon giocatore. E quando abbiamo incontrato l’Inter, Zanetti. Il compagno che mi ha sorpreso?
Tutti sanno quanto valgono Buffon e Del Piero, insomma si sa che sono forti. Mi ha stupito Marchisio, per talento e determinazione. Cosa faccio prima delle partite? Ascolto musica. Ã?«Narodna muzikaÃ?», musica popolare serba. Non sempre gli stessi brani, anche se due o tre canzoni ci sono sempre: una di Goran Bregovic, una di musica strumentale e una di Ceca (cantante serba, ndr). Il rapporto col pc? Non sono un fanatico. Ci leggo qualche giornale serbo e russo. Cosa mi manca della Serbia? Non sto neppure a citare gli amici e tutto il resto. Una cosa che mi manca molto è il cibo. Meglio la cucina serba di quella italiana? Sì. Piatto preferito il Ã?«rostiljÃ?», la carne grigliata. In Europa non c’è nulla di meglio. Il rituale prima della battaglia? Non ne ho di particolari. Da cristiano ortodosso, prego: che la partita vada bene, che la squadra giochi bene. E per la Champions”.