Juventus, Buffon: «Con il Napoli partita dura, la mia carriera…»

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JUVENTUS BUFFON NAPOLI ROMA – Gianluigi Buffon è stato protagonista di una bella intervista, rilasciata per il Corriere dello Sport, in cui il portierone della Juventus e della Nazionale ha rivissuto una grande carriera, che ha ormai raggiunto la maggiore età. Il numero uno bianconero è partito dalla super-sfida di domenica sera, quando la sua Juventus ospiterà il Napoli per stabilire chi sarà l’anti-Roma in questa fase del campionato.

GARA DURISSIMA – «Dopo gli anni di Platini e Maradona, il prestigio s’era un po’ perduto – ha esordito Buffon – : è tornata a essere una sfida di cartello dalla stagione della B, in cui entrambe le squadre eravamo finite. In pochi anni, ci siamo ritrovate a lottare ai vertici e questo è un bellissimo omaggio alla programmazione: per la Juve hanno avuto un peso importante anche la tradizione e la Famiglia, per il Napoli va dato grande merito al presidente De Laurentiis, sui generis ma capace di lavorare benissimo. Chi vincerà? I veggenti stanno a Medjugorje, però ho tante speranze. Sento di poter passare un’altra serata felice.»

CHE ROMA – Buffon ha parlato anche del grande exploit della Roma, capace di vincere 10 delle prime 11 gare di campionato: «I giallorossi così in alto non me li aspettavo, ma neanche loro stessi e nemmeno il più ottimista dei tifosi: il loro cammino fa capire cosa vogliano dire voglia di riscatto, motivazione, spirito di squadra e coesione, doti che permettono di scalare montagne impensabili. La Roma è prima con merito: ho sentito spesso dire che in molte occasioni è stata fortunata, ma io penso che esista una predisposizione ad attirare fortuna e sfortuna e loro sono convinti di ciò che fanno. Sarà rivale fino in fondo, non è di sicuro una meteora.»

VITTIMA DELLA CULTURA – Nel corso dell’intervista, Buffon ha parlato anche delle tante critiche ricevute, da lui e dalla Juventus, soprattutto in questo avvio di stagione: «Esaltare, anche esagerando, e subito dopo mettere tutto in discussione o distruggere fa parte della nostra cultura: meno male che ognuno ha un proprio equilibrio, le proprie sicurezze, altrimenti si finirebbe presto in psicanalisi. Di sicuro quest’anno, sin dalle prime battute, si è cercato di colpire i giocatori più rappresentativi, basti pensare ai dubbi estivi su Tevez e Llorente che lavoravano come somari dal primo giorno di ritiro e qualcuno voleva brillanti e reattivi. Poi è toccato a Pirlo e Chiellini, quindi è arrivato il mio turno: qualcosa di nostro ci abbiamo messo, intendiamoci, ma si parla di calciatori che venivano da una stagione impegnativa e stressante, culminata nella Confederations.»