Juventus-Roma, una questione di chimica

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La chimica e la forza bianconera

Ci sono partite che dicono molto di un campionato. Perché da lì nascono scintille che incendiano le stagioni. Oppure perché rappresentano punti di svolta, magari per un assetto tattico nuovo o per l’acquisizione di una mentalità diversa. O, ancora, costituiscono delle bocciature, non tanto in termini di classifica (nulla è mai compromesso nel girone d’andata), ma per ciò che lasciano dentro sotto il profilo emotivo, perché anche di questo – e se fosse soprattutto d questo? – è fatta la vita di una squadra, di quel che prova e patisce sulla propria pelle, prima ancora di qualsiasi altra considerazione.

Naturalmente, ognuna di queste valutazioni diventa valida con il senno di poi. O, meglio, in una prospettiva temporale di lunga durata, quando si capisce meglio la profondità di certi eventi. Se ci pensate, proprio per questo certe esagerazioni mediatiche su un passaggio a vuoto, certe euforie o certe drammatizzazioni nei confronti dell’ultimo risultato, appaiono grottesche in relazione a ciò che davvero sa un allenatore dei suoi. I suoi occhi sono fortunatamente diversi da quelli della critica che si fermano alla superficie. Ed è per questo che il vero trionfatore del 2016 è Massimiliano Allegri, non per i trionfi conseguiti (che già basterebbero), ma per come ci ha costantemente invitato a uno sguardo che andasse oltre le apparenze, in grado di funzionare come rassicurante quando ce n’era bisogno e di indicare i difetti quando le vittorie potevano coprirli. Fa sorridere, perciò, vedere certe “conversioni”, come se ci volesse l’1-0 sulla Roma per accorgersi che la Juve dell’anno solare ha conquistato 100 punti e non ha lasciato neanche una briciola a chi è venuta a trovarla a Torino. Quasi come un campionato da record di Antonio Conte (i famosi 102), con una doverosa considerazione aggiuntiva: che l’attuale mister del Chelsea considerò esaurito il ciclo dopo uno sforzo così enorme, laddove Allegri sembra ingolosito dall’idea di avventurarsi da protagonista in Europa con un gruppo i cui margini di miglioramento sono del tutto percepibili (visti Rugani e Sturaro? Quanti avrebbero scommesso su una crescita di questo livello?).

Le successive giornate diranno quanto sarà stato importante lo scontro diretto tra la prima e la seconda in classifica. Anche un eventuale capovolgimento di posizioni potrebbe comunque essere spiegato dall’impressione fortissima originata dal sabato sera torinese, inducendo la Juve a una gestione più rilassata del vantaggio e la Roma a un riscatto doveroso dopo una prova così deludente. Quel che è certo, per ora, è che più della tattica o di ogni altra considerazione che di solito si prende in esame, la sfida è stata una questione di chimica. Esattamente questo riproduceva la sconsolata pacatezza di Luciano Spalletti a fine match. L’essersi accorto che più del desiderio dei suoi d’invertire la tendenza sfavorevole allo Juventus Stadium, ha contato in misura abnorme la voglia di vincere dei padroni di casa. Quella che Higuain ha tradotto con un sospiro davanti ai microfoni, ancor più importante delle parole che hanno fatto riferimento a ciò che gli ha scatenato vedere compagni così scatenati laddove potrebbe essere giustificato quantomeno un rilassamento. Attenzione, questo non significa vincere le partite in maniera furente, anche se l’approccio contro la Roma è stato notevole e il primo quarto d’ora ha messo in chiaro chi fosse più in serata. La mentalità Juve è quella qualità “animalesca” denunciata appunto dal mister romanista, che si esplicita nell’attenzione difensiva, nel rispondere reattivamente in ogni mischia. Nel festeggiare con grinta anche i gol evitati, oltre a quelli che si fanno.

In questo clima, Higuain ha superato se stesso. Se il gol del derby era quello di un mostro, l’exploit con il Napoli ha toccato aspetti bestiali. Sono esattamente le due valutazioni immediate, a caldo, piene d’adrenalina, fatte dai telecronisti di JTV, Enrico Zambruno e Claudio Zuliani. Reti bellissime, certo, che contengono però un’immediatezza d’esecuzione che rappresenta esattamente la congiunzione tra la mentalità di una squadra straordinariamente vincente e un nuovo giocatore che vuole inserirsi sintonizzandosi.

Per capire la Juventus 2011-17 (un fenomeno senza eguali nella storia del calcio italiano, anche se non tutti sono disposti a riconoscere la portata epocale), l’azione del gol vittoria è certamente esemplificativa. Per entrare nel calcio di Allegri, serve di più quella combinazione che ha portato Szczesny a parare su Sturaro: un’azione nata dal tornare indietro dopo un corner, tornando indietro e con tutti (Chiellini, Higuain e Mandzukic) a fare la cosa giusta e improvvisa, in grado di portare un centrocampista a tirare a colpo sicuro. Apparentemente, scambi a memoria; in realtà, la capacità di trovare un’intesa immediata, ragionando in tempi rapidi.