?L?Italia di Prandelli?: vincere per restare nella storia

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Il miracolo di Cesare Prandelli parte da lontano e poggia le basi su un girone di qualificazione ad Euro 2012 vissuto da assoluto protagonista: la sua Italia, prima, imbattuta e con sole due reti al passivo, si è immediatamente distinta con un calcio propositivo ed allo stesso tempo solido. Valore aggiunto un centrocampo tra i migliori al mondo per completezza, il commissario tecnico è stato abile nel registrare l’assetto difensivo ed indovinare le rischiose scommesse effettuate in attacco.

EURO 2012, AFFERMAZIONE ITALIANA: PERCHE’ PRANDELLI E’ LA CHIAVE – Già detto dell’aspetto tecnico-tattico, il capolavoro del tecnico di Orzinuovi è stato quello di rialzare per ben due volte la nazionale, prima dalle ceneri del fallimento sudafricano, poi dall’opprimente pre-Euro 2012, quando lo scandalo scommesse e le deludenti amichevoli avevano incrinato le già labili convinzioni di un gruppo in piena formazione. Cesare Prandelli si è dimostrato all’altezza dei suoi illustri predecessori proprio perché ha dimostrato di avere idee chiarissime: fulcro della nazionale in mano ai leader storici ancora in ballo – vedi Buffon, Pirlo e lo stesso De Rossi – e soprattutto coerenza totale con le scelte optate in avvio e con un’idea calcistica ardua da perseguire. Vedi la coppia Cassano-Balotelli, vedi la non disperazione di fronte ai tanti incidenti di percorso – G.Rossi, Criscito e franchi tiratori sparsi qua e là – in nome di un’impronta di gioco da sviluppare comunque e dovunque: segnale forte di gran personalità e polso della situazione. Il tutto condito da un’umanità difficilmente riscontrata altrove: un uomo – nessuno si offenderà – notevolmente al di sopra della media dell’ambiente calcistico.

UNA NAZIONALE CHE PIACE ALLA GENTE – Non si eliminano a caso – e con prestazioni di livello assoluto – nazionali accreditate quali Inghilterra e Germania da un Campionato europeo. Non si conquista per caso la finale e si diventa avversari alla pari dell’armata spagnola campione di tutto. Prandelli ha ottenuto tutto ciò sovvertendo la storia calcistica italiana fatta di grandi storie ed imprese difensive, il ribattezzato e tanto amato “calcio all’italiana” attendista e pronto a sfruttare le uniche occasioni a disposizione; il tecnico di Orzinuovi ha imposto un credo calcistico differente, dettando il proprio calcio all’avversario a prescindere dalle sue credenziali. Qualcosa a cui i passionali tifosi italiani non erano davvero abituati, qualcosa che è piaciuto tanto ad un popolo che ha adottato subito questa squadra superando – anche solo per un mese – differenziazioni di ogni genere il cui luogo di dibattito più idoneo non è il nostro.

L’ULTIMO SCOGLIO – Ampiamente riconosciuto il capolavoro di questa nazionale, per restare nella storia – si sa – si è chiamati a vincere. Nessun italiano dimenticherà l’Italia di Prandelli ma, per ritagliarsi uno spazio nel glorioso passato azzurro e diventare “l’Italia di Prandelli”, c’è un ultimo scoglio da oltrepassare. E che scoglio. Eliminare consecutivamente Inghilterra, Germania e Spagna avrebbe il gusto di un Mondiale, o comunque di un’impresa storica dal sapore tanto inatteso quanto eccellente. Sull’avversario – seppur non nella forma smagliante a cui ha abituato nell’ultimo quadriennio – è superfluo sviolinarne i valori. Che applausi e ringraziamenti siano per questa grande Italia – e ci mancherebbe – a prescindere dall’esito finale: ma, cara Italia, domani puoi scrivere un’altra meravigliosa pagina di storia azzurra. Forza ragazzi, una pagina d’Italia, una pagina di “Italia di Prandelli”.