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Luca Pellegrini: «Ripresa Serie A? Sarà un campionato condizionato» – ESCLUSIVA

Francesca Faralli

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Luca Pellegrini è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni per parlare della ripresa della Serie A

Luca Pellegrini, ex capitano della Sampdoria dello Scudetto e attuale commentatore tecnico su Sky Sport, è intervenuto in esclusiva a Calcionews24.com per commentare la situazione della Serie A nell’emergenza Coronavirus e gli scenari futuri.

Ripresa Serie A: cosa ne pensi?

«Mi sembra molto complicata. Mettiamo che scoppi un caso all’interno di un club: a quel punto, se non interrompi tutto, quella squadra si ritroverebbe a giocare con l’handicap. Cosa succederebbe? Metterebbero tutti in quarantena? Compresa la squadra avversaria? Si finirebbe a schierare la Primavera? Un conto quando si parla di infortuni durante il campionato, ma qui stiamo parlando di un virus. Non è proprio la stessa cosa. Noi ci preoccupiamo delle squadre, degli staff, degli arbitri, del fatto che forse non sarà possibile usare il VAR. Ma pensiamo un attimo a qualche altra componente, quelli che portano le barelle per fare un esempio. Entrano in campo per soccorrere un giocatore, sappiamo qualcosa di queste persone? Magari sono asintomatici, portatori sani del virus. Un intervento normale come portare fuori dal campo un giocatore infortunatosi si può trasformare in un’occasione di contagio. Ci sono troppe componenti da tenere presente, non sono un medico ma non so come sia possibile che non vi siano strascichi negativi. I santoni che gestiscono il carrozzone non sono stati calciatori, queste cose non le comprendono, sanno solo dire: ripartiamo».

Mettiamo che il virus scompaia e si torni in campo. Che campionato dobbiamo aspettarci?

«Non voglio dire irregolare o falsato, sicuramente condizionato. Chi ha la rosa più sana e integra, che non ha avuto i contagi e i giocatori sono rimasti immuni, potrebbe avere dei vantaggi. Ma bisognerà vedere i giocatori come rientreranno in condizione. Si parla di giocare le ultime tredici partite di questa stagione con tempi condensati e non tutti i giocatori sono abituati a giocare domenica e mercoledì».

Come vedi la Juventus?
«Nell’ottica di avere impegni ravvicinanti chi è abituato a giocare competizioni europee è avvantaggiato. Poi va anche valutata la composizione della rosa. Chi ha superato i trent’anni reagirà diversamente da un ventenne anche alle condizioni climatiche. Tutto andrà a incidere sul rendimento, sono sfumature che chi non è stato calciatore non le può capire. La Juventus ha una rosa potenziata, che non avrà cali di condizione. Loro nascono e vengono cresciuti con l’imprinting: quello che conta per loro è solo la vittoria».

La Lazio come tornerà in campo?

«Anche la Lazio è avvantaggiata dall’essere abituata a giocare spesso e ha una rosa adeguata. Poi contano gli stimoli mentali che sono la benzina. Una Ferrari senza benzina nel motore non va da nessuna parte. La sosta è qualcosa di soggettivo. Bisogna vedere come l’avranno vissuta. A volte è il semplice intervallo tra primo e secondo tempo a fare la differenza e una squadra, che magari ha disputato i primi 45 minuti male, si solleva nella ripresa. Dovrà essere bravo l’allenatore, ma la Lazio sente l’odore dello scudetto e avrà degli stimoli naturali».

L’Inter ha una partita in meno, contro la Sampdoria, e le partite di coppa. Come la vedi?

«Anche per l’Inter vale lo stesso discorso che faccio per Lazio e Juventus. Hanno esperienza e rosa potenziata. Ma qui potrebbe prevalere una strategia, dato che c’è anche un percorso in Coppa. Se ad un certo punto non dovesse accorciare il gap di punti che la separa dalle squadre che la precedono potrebbe orientarsi su altri obiettivi. Stesso discorso potrebbe essere fatto per la Roma».

Passiamo alla lotta retrocessione: le squadre meno attrezzate quanto saranno danneggiate?

«È tutto un discorso di intelligenza. Andrà messo in conto soprattutto l’aspetto metereologico. Fosse per me farei giocare tutte le partite alle 18 o alle 20.30, alternandole. Le partite di fine stagione sono già diverse normalmente, serve intelligenza, lucidità, far correre il pallone. Come diceva Nils Liedholm: “è la palla la cosa che va veloce, non soffre il caldo, non suda. È la palla che deve correre”. Ovviamente poi ci vogliono i piedi buoni per saperla gestire. A questo punto le società non possono fare nulla: la rosa è quella, ti devi arrangiare. Allenatori, collaboratori, staff medici sono loro che devono farsi una tabella. Devi mettere in preventivo che ci sono partite dove puoi giocartela e altre dove è meglio risparmiare le energie, si chiama gestione delle risorse quando sei davanti ad un calendario denso e compatto».

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