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Mandela Keita svela: «Parma? Amo la tranquillità e la gentilezza della gente. Chivu? Mi ha insegnato a credere in me. Sul mio esordio…»
Mandela Keita si racconta: «Parma? Amo la tranquillità e la gentilezza della gente. Chivu? Mi ha insegnato a credere in me»
Mandela Keita, centrocampista del Parma, è stato intervistato da La Gazzetta dello Sport, ha raccontato un retroscena significativo della sua infanzia, rivelando quanto il suo percorso personale abbia forgiato il carattere che oggi mostra in campo. Le sue parole
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PAROLE – «Sono cresciuto da solo con mia mamma. Ho visto cose che un bambino non dovrebbe vedere, mia madre che faceva due lavori e, siccome non c’erano soldi, a volte non mangiava per dare il cibo a me. Adesso che, oltre a lei, ho due fratelli gemelli e una sorella, mi sento il capofamiglia. Loro non sono i miei fratelli, sono i miei piccolini. Il calcio è uno strumento per guadagnare e per far stare bene la mia famiglia»
NOME – «Per mamma era un idolo e lo è anche per me. Sconfiggere l’apartheid in Sudafrica non dev’essere stato semplice. Ai razzisti non dico nulla, rispondo con un sorriso. Credo sia l’unico modo per combattere chi la pensa così»
CUESTA E CHIVU – «Cuesta? Prima di cominciare a Parma ci siamo sentiti al telefono e non abbiamo parlato di calcio ma di vita. Mi ha fatto subito un’ottima impressione. Chivu? Mi ha insegnato a credere in me. Non posso che ringraziarlo»
ESORDIO – «Ho fatto una cosa da stupido, probabilmente per la pressione e per la voglia di mettermi in mostra. Subito dopo mi sono detto: ‘Io non sono stupido, sono intelligente: devo gestire questo momento»
PARMA E FUTURO – «Amo la tranquillità e la gentilezza della gente. E il cibo, naturalmente: torta fritta e prosciutto. Il club mi piace perché è una famiglia, siamo tutti giovani e tutti legati. Mi immagino imprenditore, già adesso compro appartamenti e li affitto. Oppure chef: in cucina sono bravissimo. Dovreste provare la mia pasta pomodoro, pollo, salsa e paprica. Oppure il deejay, la musica fa parte della mia vita».