Pazzini e la rinascita Hellas: «L’obiettivo? La salvezza. Cerci…»

Pazzini
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Giampaolo Pazzini ha condotto alla grande l’Hellas Verona nelle torbide acque della Serie B: «In B non è stato facile. Cassano…»

Uno dei condottieri necessari per un’impresa di questo tipo: l’Hellas Verona, Giampaolo Pazzini e la risalita in A dalla cadetteria. L’attaccante ricorda l’ultima volta che ha pianto: «Il 18 maggio a Cesena. Me lo ricordo sì: era un sacco che non lo facevo e chissà quando lo rifarò. La promozione, 23 gol fatti, e quasi non mi ero goduto nulla, fino a quel giorno». Scegliere di restare in B, essere ancora protagonista in A: qual è la sfida più tosta? «La prima: avevo molto più da perdere, quasi tutto. Quest’anno avrò più da guadagnare che da perdere». Ma quei 23 gol in B quanti ne valgono in A? Pazzini ha la sua opinione, ma non si pone limiti, come confermato a “La Gazzetta dello Sport”: «Difficile rispondere, ma non sono stati facili neanche quei 23. Ci aspettavano tutti, e contro di noi davano il doppio».

OBIETTIVI STAGIONALI – Più o meno quello che dovrà fare il Verona quest’anno? «Senza più o meno: dovremo correre più degli altri e provare a dare fastidio a tutti. Il nostro obiettivo è uno, e uno solo: salvarci. Il Verona deve stabilizzarsi in Serie A». Una volta era più facile o più difficile? «A giudicare dalla scorsa stagione, più facile adesso. Ma salvarsi non varrà meno di essere stati promossi. Chi è appena salito in A si sta rinforzando con giocatori di categoria, le altre concorrenti sono abituate a galleggiare in queste acque: sarà il campionato più equilibrato degli ultimi 7-8 anni. Sopra e anche sotto. Frase un po’ fatta, ma rende l’idea: la salvezza sarà il nostro scudetto». Forse è vero, come dice Pecchia, che siete un po’ in ritardo? «Molti giocatori cambiati, alcuni hanno iniziato più tardi, altri devono arrivare: diciamo che dobbiamo accelerare». E però il vostro 4-3-3 modulabile in 4-2-3-1 sembra proprio un sistema di gioco «da Pazzini». Per Pazzini? «Discorso di concetto, più che di sistema. A me serve una squadra che arrivi con la palla ad un certo punto del campo, perché ho bisogno di attaccare negli ultimi 20-25 metri. Se vedo la porta a 50 metri non va bene».

CASSANO, CERCI E TONI – «Non è scattata la scintilla», ha detto Cassano: davvero non le aveva più? «Le rispondo così: peccato, perché poteva darci una bella mano. Altro non saprei dire, ma non ci aveva dato questa sensazione: stava bene, si era sempre allenato bene. Quello che sappiamo noi è quello che è uscito su giornali. Quello che ci ha detto la mattina del 23 luglio, ultimo giorno del ritiro, è stato: “Ciao ragazzi, io vado: in bocca al lupo”». E cosa avete pensato? «Poteva essere tutto e il contrario di tutto: ciao ci vediamo nei prossimi giorni, o mai più. Come una settimana prima: ci aveva riunito per dirci addio la mattina, e il pomeriggio era di nuovo uno di noi». E come finisce questa storia: Antonio continuerà a giocare? «Per me sì. Ma è semplicemente una mia sensazione». Orfano dei suoi assist? «Conto che me li faccia Cerci. Nel Milan abbiamo giocato insieme poco, ma in due partite me ne ha dati due…». Tre motivi per scommettere su Cerci? «Ha qualità, che ormai è merce abbastanza rara, esperienza e orgoglio. Bisogna saperglielo toccareeci proverò anche io: il mio è stato molto toccato, so come si fa». Ultima curiosità sull’amico Luca Toni: quanto mancherà a lei e all’Hellas? «Certo: gli amici ti mancano sempre. Era importante, anche per la piazza: è andata così».