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Mondiali, la denuncia dell’arbitro Artan: «Avevo i documenti giusti e tutto il resto. Ma credo che abbiano un problema con il mio Paese»
Mondiali, l’arbitro Artan non ci sta: «Avevo i documenti giusti e tutto il resto. Ma credo che abbiano un problema con il mio Paese»
Omar Artan ha deciso di rompere il silenzio e raccontare la sua versione dei fatti dopo quanto accaduto negli Stati Uniti. L’arbitro somalo, premiato lo scorso anno come miglior direttore di gara africano, ha spiegato in un’intervista al New York Times di essere stato respinto all’ingresso nel Paese, nonostante fosse in possesso di tutta la documentazione richiesta per il viaggio.
Una vicenda che pesa non solo sul piano personale, ma anche su quello professionale: Artan coltivava infatti il sogno di partecipare ai Mondiali 2026, un obiettivo che ora rischia di complicarsi dopo l’episodio avvenuto in aeroporto.
Secondo il suo racconto, le procedure di controllo si sono concluse con un respingimento immediato e il conseguente trasferimento su un volo di ritorno. Attualmente, il direttore di gara si trova a Istanbul, dove è stato rimandato al termine dell’intervento delle autorità statunitensi.
Una storia che continua a far discutere e che potrebbe avere ripercussioni anche sul fronte arbitrale internazionale, in attesa di ulteriori chiarimenti da parte delle istituzioni coinvolte.
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PAROLE – «Sono davvero molto deluso. Sono semplicemente un arbitro che sta cercando di realizzare il suo sogno, il sogno più grande della mia vita: partecipare ai Mondiali 2026. Avevo i documenti giusti e tutto il resto, avevo il visto giusto. Ma credo che abbiano un problema con il mio Paese».
Omar Artan ha raccontato di essere stato sottoposto a un interrogatorio durato circa undici ore all’interno di una stanza dell’ufficio immigrazione statunitense, prima di essere trasferito in una cella di detenzione separata per altre diverse ore.
Nonostante avesse mostrato tutta la documentazione ufficiale, compresi i materiali forniti dalla FIFA e i riferimenti alla sua carriera arbitrale, i funzionari hanno approfondito la sua posizione con una serie di domande legate alla situazione politica della Somalia, con particolare attenzione al gruppo Al Shabab.
Al termine delle procedure, Artan è stato imbarcato su un volo diretto a Istanbul, dove si trova attualmente, e da lì farà successivamente rientro a Mogadiscio. Un episodio che continua a sollevare interrogativi e che rischia di avere ripercussioni sul suo percorso professionale e internazionale.