Ripresa Serie A tra covid e norme cervellotiche. Non erano meglio i playoff?

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Ripresa Serie A tra covid e norme cervellotiche. Gare al limite dell’impossibile e tantissima stanchezza. Non erano meglio i playoff?

Una stagione incredibile, in cui è successo davvero di tutto. Il calcio post Covid ha cambiato il modo di intendere il pallone: stadi vuoti (anzi vuotissimi), protocolli, difficoltà negli accrediti e qualche norma assurda anche per chi è sceso in campo.

Troppe norme e uno spettacolo che, salvo alcuni casi, è mancato quasi sempre. Gare ad orari improponibili, caldo asfissiante e tanta fatica: alla fine l’idea dei playoff – tanto schifata da tutti – non sembrava un’idea così malvagia.

POCO SPETTACOLO – La ripresa del campionato ha evidenziato tantissimi difetti. L’unica nota positiva è rimasta la lotta al titolo, che stranamente non si è chiusa a un mese e mezzo dal termine come negli scorsi anni.

È mancato però lo spettacolo. Squadra spaccate in due, poca tattica e palle gol a raffica soltanto per la mancanza di lucidità degli atleti in campo. Uno “spettacolo” da dimenticare il più in fretta possibile.

E I PLAYOFF? – Una simile soluzione avrebbe portato sicuramente maggiore imprevedibilità: in un anno di transizione andavano accettati senza nessuna discussione: alcune squadre erano in vacanza già dopo la seconda partita e alcune partite sono stati ininfluenti ai fini del risultato.

Un tabellone ad eliminazione diretta, magari con una formula appositamente studiata, avrebbe sicuramente dato quel pizzico di spettacolo in più. Non solo, ci sarebbe stata una maggiore voglia di imporre il proprio gioco, con o senza caldo. Ormai la stagione è andata e l’unica cosa che abbiamo perso è stata l’ennesima occasione di poter cambiare uno sport spesso radicato al passato.