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Sacchi: «Scudetto? Inter, Milan o Napoli, lotta come ai miei tempi. Juve ancora indietro»

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Arrigo Sacchi, ex tecnico del Milan e della Nazionale, ha detto la sua sull’odierna Serie A: le sue parole

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Arrigo Sacchi ha parlato della Serie A in vista della lotta scudetto:

CALCIO ANNI 80 /90 – «Bello, avevo trent’anni di meno… A parte gli scherzi, l’ambiente era simile a quello di oggi perché in Italia non si muove mai nulla. Noi italiani abbiamo il rifiuto del rinnovamento. Diciamo che c’erano due squadre fortissime, il Napoli e l’Inter, che seguivano il solco della tradizione italiana, e poi c’era il mio Milan che percorreva un’altra strada».

MILAN ANOMALO – «Sì, era qualcosa che usciva dai binari della storia. Fu il presidente Berlusconi a dire che noi avevano tre obblighi: vincere, convincere e divertire. Prima i presidenti pensavano soltanto a portare a casa il risultato. Pensate che lui, come prima mossa, tolse ai giocatori i premi-partita e mise i premi a obiettivo: se arrivate terzi, prendete x; se arrivate secondi, prendete y, se arrivate primi… Nel 1988 arrivammo primi e cominciammo la grande avventura».

BIANCHI E TRAPATTONI – «Grandissimi tattici, bravissimi a bloccare il nemico e a ripartire. Io la pensavo in modo diverso, però. Vedete, loro avevano un passato e in quel passato avevano vinto tanto: logico che continuassero a proseguire su quel percorso. Io, invece, che non avevo passato, poteva avere soltanto un futuro e dunque lavorai per costruire qualcosa di nuovo. Ma Bianchi e il Trap sono stati allenatori fantastici».

SQUADRE FANTASTICHE – «Il livello tecnico era molto alto in tutto il campionato. Faccio qualche esempio. Il Napoli aveva Maradona e Careca, il Milan aveva Gullit e Van Basten, l’Inter aveva Diaz e Serena e poi Serena e Klinsmann, la Fiorentina aveva Roberto Baggio, nella Sampdoria c’erano Vialli e Mancini. Insomma, tanti campioni che impreziosivano la scena».

QUALITA’ DI OGGI – «Se prendiamo il Napoli di Spalletti, il Milan di Pioli e l’Inter di Simone Inzaghi, devo ammettere che ci sono ottimi interpreti e discrete concezioni di gioco. Ma si deve fare di più, si deve avere più coraggio perché soltanto con il coraggio si possono ottenere grandi risultati internazionali. E l’Italia di Mancini sta lì a dimostrare questa teoria».

NAPOLI – «Sorpreso no, però aspetto prima di dare un giudizio definitivo. Intanto dico che Spalletti sta facendo un ottimo lavoro e la cosa mi rende felice: l’ho sempre stimato e so che adesso ha la possibilità di trasmettere una personalità forte al suo gruppo. Gli serve trovare la continuità. E comunque non dimentichiamo che vincere a Napoli è molto più difficile che vincere a Milano o a Torino: è una questione di storia, di humus sociale. Ora c’è entusiasmo, ma che cosa succederà quando sorgerà qualche problema? Come reagirà il pubblico? Io non so rispondere. Però so che Spalletti, oltre ad allenare i giocatori, dovrà allenare anche l’ambiente».

INTER – «Inzaghi è bravo, ha mantenuto l’ossatura della passata stagione, non ha cambiato modulo. È partito un attaccante formidabile come Lukaku, ma i gol l’Inter li segna lo stesso. E ciò significa che è il gioco a produrre i gol, prima ancora dei giocatori. Dai nerazzurri mi aspetto più coraggio. Non vorrei vederli sempre in superiorità numerica in fase difensiva e in inferiorità numerica quando attaccano. È un retaggio della tradizione italiana, ma se vogliamo progredire dobbiamo rischiare qualcosa di più, avere la sfrontatezza di accettare l’uno-contro-uno come accade in Europa».

MILAN – «Come modo di giocare e di stare sul campo il Milan è una squadra europea. Sta facendo benissimo. Qualche volta, tuttavia, anche i rossoneri devono imparare a prendersi qualche rischio in più. Sono tutti ragazzi, non hanno tanta esperienza e quindi devono sopperire a questo gap con il gioco e con la compattezza del gruppo. Però vorrei vederli più vicini tra di loro, reparti più connessi, in modo che il pressing diventi quasi naturale. Se fai pressing bene, recuperi il pallone in fretta e lo gestisci. E poi serve un maggiore movimento senza palla, perché così si aumenta la velocità della manovra. Comunque, lo ripeto per la millesima volta, ci vuole pazienza: se per fare un bambino ci vogliono nove mesi, vogliamo dare a un allenatore almeno un tre mesi di tempo per costruire il suo progetto?».

LOTTA SCUDETTO – «Non sono un mago, però queste tre stanno andando forte, mentre la Juve ha ancora problemi da risolvere. È possibile che sia una lotta a tre. E mi farebbe piacere perché mi riporterebbe indietro nel tempo quando noi del Milan battevamo il giocatore più forte del mondo, dimostrando che una squadra valeva più di un singolo anche se quel singolo si chiamava Maradona».