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Simy si racconta: «Ho cominciato per strada e facevo danni. Ora lotto per ciò che merito»

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Nwankwo Simy si è raccontato in una lunga intervista a SportWeek

Una delle grandi sorprese di questo campionato è certamente Nwankwo Simy, attaccante del Crotone che fino a questo momento ha messo a segno 19 gol in campionato. Il nigeriano si è raccontato in una lunga intervista a SportWeek.

OFFESE E RAZZISMO – «Mi metto a ridere. Davanti a cose di questo tipo, senza senso, io rido. Mia moglie sente, si avvicina, legge. Si preoccupa. Le dico: stai tranquilla, sai quanto ci vuole bene la gente di Crotone. Ho scoperto poi che l’autore del messaggio non è un tifoso della mia squadra, e neanche un calabrese. Dopo però ho pensato che gli insulti ci stanno, noi calciatori siamo abituati a riceverli quando i risultati non arrivano, ma questa persona aveva passato il limite. Aveva toccato la mia famiglia. Allora ho deciso di trovare un modo per educarlo e fargli capire che aveva sbagliato. Non ero incazzato, ma un messaggio del genere non può arrivare: a me come a nessuno. Così ho risposto, in modo che tutti leggessero: “facciamolo diventare famoso perché se lo merita”. Dopo cinque minuti il mio telefono esplodeva di messaggi di solidarietà. Il giorno dopo mi ha chiamato il sindaco per comunicarmi che avrebbe dato la cittadinanza onoraria a mio figlio. È stato un gesto importante, che mi ha reso orgoglioso. Sono qui da cinque anni e ormai mi sento crotonese. E i tifosi, la gente, mi hanno sempre fatto sentire uno di loro». 

NOME – «Il collaboratore canadese del mio procuratore Sam Udegbunam. Faceva fatica a pronunciare il mio nome, Tochukwu». 

CALCIO PER STRADA – «Ho cominciato per strada. In Nigeria, dove stavo io, non avevi scelta. Il primo pallone me lo ha comprato papà. Il problema è che a casa facevo danni. Calciavo sempre e dappertutto. Ne ho spaccati, di televisori…». 

QUALITA – «Non siamo uguali. Non saremo mai tutti uguali. Nel calcio niente è scritto. Ognuno può dire quello che vuole. Non è un problema, non lo ascolto. Io non mi permetto di criticare nessuno, perché tutti devono fare la loro strada. Io sono Simy, sono alto quasi due metri e questo mi dà dei vantaggi e degli svantaggi. Coi piedi e con la testa arrivo ad altezze dove altri non arrivano, ma negli spazi stretti non sono Messi. Io, appena mi danno la palla, devo colpirla. Posso non essere il più raffinato tecnicamente, per qualcuno sono il più scarso addirittura: non è un problema. L’unica cosa di cui io sono sicuro nella mia testa è che ogni giorno devo cercare di fare meglio del precedente. Ogni giorno devo dare tutto per i compagni. Rispettare le regole, essere un professionista, un esempio. Cercherò di fare sempre meglio, perché il calcio e la vita sono una continua evoluzione. E sono sicuro che alla fine otterrò ciò che merito». 

TOP CLUB – «Dico solo che tifavo Arsenal perché ci giocava Kanu e mi piaceva tanto il Milan di un altro africano, George Weah». 

TANTI GOL – «Sapevo di non essere più lo stesso che è arrivato cinque anni fa. Sono più forte in tutto: testa e fisico. A inizio stagione la mia mental coach mi ha chiesto quale fosse il mio obiettivo: ventun gol, ho risposto, uno in più dell’anno scorso. E lei: sarà facile? Io: sarà la cosa più difficile al mondo. Però ci provo.  Perché voglio andare sempre oltre». 

MAGLIA CRISTIANO«Di Cristiano Ronaldo. Ci ho provato, ma l’ha data a Pedro Pereira, portoghese come lui. Poi di Messi e di Lewandovski». 

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