The importance of being Mario

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1326 chilometri, nella serata di ieri, hanno diviso i due Mario più famosi del nostro Paese: uno era impegnato a discutere con la Germania e con il suo esponente più importante a livello politico, perdare un pò di tregua agli Euro-oppressi; l’altro era impegnato a distruggerla, la Germania, calcisticamente parlando, per dare seguito a una dolce tradizione che ormai si tramanda da oltre quarant’anni.

Il destino, per una notte, ha unito Mario Monti e Mario Balotelli, due personaggi talmente noti, e di conseguenza mediaticamente attaccati, a livello nazionale, da suscitare grande ammirazione per ogni minima azione positiva. Ma, visto che questo è, come si può tranquillamente intuire dal nome, un sito dedicato ai palloni di cuoio che rotolano sui campi di gioco, ci occuperemo del Mario più giovane, più talentuoso e più amato tra i due.

Mario Balotelli è riuscito nella magia di cancellare, in appena 36 minuti, tutte le critiche e le accuse ricevute nelle precedenti quattro partite, in maniera più o meno aspra: contro la Spagna fu il principale indiziato della mancata vittoria, a causa del suo improvviso rallentamento e del conseguente intervento di Sergio Ramos ad un passo dal gol; contro la Croazia fu etichettato come ‘impalpabile, svogliato, quasi seccato all’idea di scendere in campo in piena estate’; la rete realizzata nel finale contro l’Irlanda lo ha parzialmente salvato dalla pioggia di critiche, ripresa inesorabilmente dopo il quarto di finale contro l’Inghilterra, nel quale è stato accusato di essersi mangiato un pò troppi gol.

Poi arrivano le semifinali, la sfida contro la Germania guidata in attacco da un altro Mario, ben più temibile di quello nostrano. Fatto sta che, mentre il nostro Mario tornava ad essere Super e trafigge lo spocchioso (e bravissimo) Neuer con un uno-due degno del miglior serial killer, il loro Mario si perdeva tra la marcatura asfissiante di un Bonucci in versione ‘Materazzi Germania 2006’ e il timore di perdere il posto a vantaggio di Klose, che di nome non fa Mario, ma che ci avrebbe fatto più paura del gigante d’argilla Gomez. Balotelli primo violino di un’orchestra diretta alla perfezione dal direttore Prandelli, che ha funzionato al meglio dal primo al novantaquattresimo minuto e che ora giura di dare battaglia alla Spagna.

Già, la Spagna: una Nazionale che non ha in gruppo giocatori o allenatori di nome Mario: il nostro è un esemplare unico, diverso da tutti gli altri, e che ora aspetta con ansia che arrivi domenica, per provare a portarci all’Eldorado.