Udinese, Guidolin: “Torino ostico, ma sono fiducioso”

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TORINO UDINESE GUIDOLIN – Alla vigilia della delicatissima sfida con il Torino, il tecnico dell’Udinese Francesco Guidolin, oggi in conferenza stampa, ha parlato del prossimo impegno di campionato dei suoi. Dopo la vittoria col Milan, per i friulani un altro test probante:

“Domani sarà molto difficile e importante, giochiamo contro un’ottima squadra e si deve tener conto che è la terza partita in sei giorni. Noi, però, dobbiamo essere pronti, agguerriti e ben organizzati perché ci sono punti salvezza in palio – le parole di Guidolin – . Il Torino non è una squadra ostica, è un’ottima squadra formata da ottimi giocatori e allenata da uno dei più bravi allenatori. Inoltre, hanno lo spirito della neo-promossa. Lasciamo perdere i sistemi di gioco e concentriamoci sul fatto che sarà una trasferta difficile. Quello che mi piace di più della mia squadra è che noi proviamo in allenamento tante cose e vorrei pensare che il cambiamento del sistema di gioco lo possiamo trovare a seconda della situazione e dell’avversario. Con il Torino bisogna fare valutazioni di un certo tipo dal punto di vista tattico”.

Su chi scenderà in campo: “Turn-over? Ci penso fino a domani sera. Manca poco, mi prendo tutto il tempo per decidere. Barreto motivato? Giocare una partita in Serie A viene prima di ogni altro tipo di motivazione. Questo vale per tutti. Prima di tutto c’è una motivazione di gruppo che tutte le volte che scendi in campo devi cercare di avere per raggiungere gli obiettivi di squadra”.

Sul momento dei suoi:Io sono fiducioso se vedo la mia squadra correre, aiutarsi. Quando vedo una squadra propositiva. Io prendo fiducia da lì. Tutte le vigilie cerchiamo di organizzarci e prepararci per essere pronti. Domenica la squadra ha fatto così. Pereyra? E un ragazzo destinato a crescere e ha una duttilità straordinaria. Da lui mi aspetto dei balzi da qui in avanti. Maicosuel e Willians? Si può pensare che l’adattamento possa essere più semplice per un ragazzo più grande, ma ci sono casi in cui questo processo di integrazione ha lo stesso percorso di un ragazzo giovane. Ci vuole un po’ di pazienza e farli sentire importanti. Sono quelli un pochino più indietro degli altri dal punto di vista dell’integrazione professionale. Loro si allenano con grande professionalità, il loro compito è quello di farsi trovare pronti”.