Casarano, Jeda: «Qui per il progetto. Vi racconto la mia carriera»

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I trasferimenti saltati con Roma, Torino e Sampdoria, i record e la carriera di Jeda, ora al Casarano

Jedaias Capucho Neves, al secolo Jeda, attaccante brasiliano classe 1979, ora al Casarano, club di Eccellenza pugliese, può essere definito un nomade del pallone: nella sua lunga carriera, ha vestito 15 maglie diverse e ha lasciato il segno grazie alla sua professionalità e alla sua bravura calcistica in ogni piazza in cui ha giocato. Jeda, con 69 reti realizzate è attualmente il secondo miglior marcatore straniero della storia della serie B, alle spalle di Pablo Granoche, si è raccontato in esclusiva ai microfoni di “Calcionews24.com” parlando della sua avventura a Casarano, del suo arrivo in Italia con la maglia del Vicenza, della serie A con il Cagliari, e dei trasferimenti saltati con Roma, Torino e Sampdoria.

Un mese fa ha scelto di lasciare il Potenza, club di serie D, per sposare la causa del Casarano, ambizioso club di Eccellenza del presidente Eugenio Filograna: perché questa scelta? Cosa l’ha convinta più di tutto a venire a Casarano?

«Mi ha convinto il progetto della società. Io volevo tornare al nord, dove ho casa per avvicinarmi alla mia famiglia e a mio figlio ma poi è venuta fuori l’opportunità di Casarano, era la seconda volta, dopo i contatti estivi, e una serie di componenti mi hanno convinto a venire qui: dopo aver ascoltato il progetto e gli obiettivi di una società che ha ambizioni importanti ma anche la presenza di mister Antonio Toma con cui avevo già lavorato a Lecce ho deciso di accettare la proposta del Casarano».

Ha già segnato 4 gol in 5 partite, il Casarano è secondo a -7 dalla prima e tra due settimane avrete lo scontro diretto in casa proprio con la capolista Gravina: cosa si sente di promettere ai tifosi rossoazzurri?

«Le parole se le porta via il vento. Ho dimostrato di essere un giocatore che ha tanto da dare, un giocatore integro e questo lo sto dimostrando e lo devo dimostrare ogni domenica. Io ho 36 anni e lo dico con grande umiltà, posso dare tantissimo, e credo che la società e i tifosi siano contenti di me. Il Gravina ha fatto bene dall’inizio del campionato e gli va dato atto di questo, non sono primi per caso, noi cercheremo di fare la nostra parte cercando di vincere lo scontro diretto e cercando di dare fastidio al Gravina fino alla fine, poi vedremo cosa succederà». 

E’ arrivato in una piazza esigente ed importante come quella di Casarano ed è stato accolto molto bene: i ragazzi più piccoli la adorano e le chiedono autografi e selfie, i tifosi si aspettano sempre la giocata decisiva da quello che, con ogni probabilità, è l’acquisto più importante della storia del club. Lei avverte la pressione di dover vincere a tutti i costi per riportare il Casarano nelle categorie che merita o a 36 anni non si lascia più influenzare da questi fattori esterni? 

«Sono molto contento della gioia dei tifosi, sono contento che la gente mi veda come un uomo di grande affidamento e io con la mia esperienza cerco di dare una mano anche al mister. E’ giusto che la piazza e i miei compagni si aspettino la giocata importante da me e io devo prendermi qualche responsabilità in più, è giusto che sia così e questo non mi pesa più, mi stimola e mi dà quella forza, quel coraggio, quel qualcosa in più per aiutare e per spronare i miei compagni nei momenti difficili e spero sia da stimolo a tutti per raggiungere i traguardi importanti che vuole raggiungere la piazza di Casarano, la società, ma anche ognuno di noi». 

E’ arrivato in Italia nel 2000, con il Vicenza, all’epoca in serie A, che ha scommesso su di lei: cosa ricorda della sua prima avventura italiana?

«Mi sono confrontato, nonostante i miei 20 anni, con i grandissimi campioni che giocavano in Italia, quando il calcio in Italia contava davvero: c’erano Milan, Inter, Juventus, Lazio, Roma, ed era un onore affrontare certi giocatori e per me quell’esperienza è stata importante e bella».

Dopo la prima stagione in A, sono arrivati 6 anni e mezzo di serie B con le maglie di Vicenza, Siena, Palermo, Piacenza, Catania, Crotone e Rimini dove ha realizzato 69 gol che fanno di lei il secondo miglior marcatore straniero del campionato cadetto: si aspettava ad inizio carriera di conquistare un record così importante? 

«Dopo il Vicenza credevo di fare qualche anno in più in serie A, credevo di poter continuare a giocare in massima serie ma quando si raggiungono traguardi importanti a livello personale è sempre molto bello, vuol dire che ho fatto qualcosa di importante nel calcio italiano e sono felice».

Dopo la B, 4 anni e mezzo di A con Cagliari, Lecce e Novara: perchè, secondo lei, ci hanno impiegato tanto ad accorgersi di lei e a farla giocare nuovamente in A?

«Ci sono tanti fattori. Io credo che avrei potuto avere qualche opportunità in più ma non ho rimpianti. Mi è dispiaciuto non aver giocato di più in serie A, soprattutto quando ero giovane, potevo avere qualcuno di fianco che poteva darmi una mano in più ma non ho nessun rimpianto».

C’è un trasferimento saltato nel corso della sua carriera, magari non finito sulle pagine dei giornali, che le avrebbe potuto cambiare la carriera? 

«C’è stato qualche trasferimento che poteva cambiare oppure no la mia carriera, il destino non si può mai prevedere. Quando ero a Cagliari c’era la voce della Roma, quando ero a Lecce si parlava di Sampdoria e Torino, quando giocavo a Novara si è parlato nuovamente del Torino, sono stato vicino a trasferirmi ma alla fine non si fece niente, evidentemente di concreto non c’era nulla. Comunque rimango contento della mia carriera e sono contento che tanta gente riconosca che la mia carriera sia stata così importante».

In seguito sono arrivati gli anni in Prima Divisione e in D con Lecce, Pergolettese, Acqui, Nuorese e Potenza: cosa si porta dietro da queste esperienze in realtà meno conosciute ma comunque affamate di calcio?

«La riconoscenza da parte di tanti giocatori, anche dai più giovani, il rispetto per la persona e per la mia carriera. Le avventure in queste categorie servono da bagaglio per il proseguimento di una carriera dell’atleta perché da queste categorie impari molto e io ho imparato molto».

Ha cambiato tante maglie nel corso della sua carriera: a quale squadra si sente più legato?

«Non c’è una piazza in particolare. Il primo anno a Vicenza è stato molto importante, poi il passaggio a Cagliari è stato molto molto importante perché ho potuto fare nuovamente la serie A, poi ci sono stati gli anni a Rimini, l’annata a Palermo, lo stesso a Lecce: sono stati anni importanti, da ogni squadra in cui ho giocato mi porto dietro qualcosa di positivo ma non c’è una squadra a cui mi sento particolarmente legato, in ogni piazza ho trovato grande affetto da parte della gente e questo mi fa molto contento. Poi se mi chiedi in quale piazza mi piacerebbe tornare a giocare sicuramente ti direi Cagliari».

Qual è l’allenatore con cui ha legato di più? E quello con cui ha legato meno?

«Ho avuto tanti maestri come Iachini, Ballardini, Allegri, mister Reja nel primo anno di Vicenza, con mister Toma ho avuto un grande feeling a Lecce e anche ora a Casarano, lo stesso Guidolin, un allenatore bravo e preparato, Sonetti, uomo di esperienza, Mandorlini: tutti mi hanno trasmesso qualcosa, porto dentro di me qualcosa da ognuno di loro».

Se guarda indietro e ripercorre la sua carriera, cosa vede? Rifarebbe tutto?

«Sicuramente sì. Forse cambierei qualcosina a livello di mentalità, con la maturità di oggi, l’avessi avuta a 23-24 anni sarebbe stata un’altra cosa ma i rimpianti contano poco».

E se guarda avanti, cosa vorrebbe vedere nel suo futuro?

«Vedo un ruolo all’interno del mondo del calcio perché il calcio è la mia vita e la mia passione e sarebbe difficile pensare a una vita fuori dal calcio».

 

* Si ringrazia per la disponibilità l’addetto stampa Lorenzo Errico e il direttore sportivo Gianni Massa