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Zeytulaev: «Allegri ha un talento naturale. Nedved? Vi racconto questo retroscena»

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Ilyas Zeytulaev, intervistato in esclusiva da JuventusNews24.com, ha parlato del momento della Juve, dopo gli ultimi risultati

Un Torneo di Viareggio vinto con la Primavera bianconera e due presenza con la prima squadra in Coppa ItaliaIlyas Zeytulaev, il primo giocatore uzbeko nella storia della Juventus, ha parlato in esclusiva con JuventusNews24, soffermandosi sul momento che sta attraversando la squadra di Massimiliano Allegri, raccontando anche alcuni aneddoti sul periodo in cui si allenava in prima squadra insieme a Nedved e Del Piero.

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Dopo alcune difficoltà iniziali, Massimiliano Allegri sembra aver aggiustato alcuni problemi. Quanto manca ancora a questa squadra per tornare la Juventus di Allegri che eravamo abituati a conoscere?

«È vero che all’inizio ci sono state della difficoltà, ma penso che alla fine del percorso l’obiettivo lo raggiungeranno. Non è stato semplice per Allegri tornare: la squadra è un po’ cambiata sia a livello di rosa, che come stile di gioco negli ultimi due anni. Hanno adottato uno stile diverso dalle idee di Allegri, che gioca in modo più verticale e meno bello da vedere, ma anche più partico. Con lo Zenit si è finalmente viata la bellezza e la praticità delle idee di Allegri e la squadra ha preso la direzione giusta. Allegri è un grande allenatore perché ha un grande istinto ed un talento naturale: è in grado di correggere situazioni che sembrano incorreggibili».

Da giocatore ha avuto la possibilità di allenarsi anche con la prima squadra della Juventus. C’è un ricordo o un aneddoto che porta con sé di quel periodo?

NEDVED – «Mi vengono in mente due episodi che mi hanno insegnato molto quando ero un giovane calciatore che si allenava con la prima squadra. Il primo riguarda Pavel Nedved e risale ad un’amichevole tra prima e seconda squadra, a pochi giorni da una partita importante. Durante un contrasto di gioco stavamo entrambi intervenendo sulla palla e pensavo di essere in anticipo su di lui, tra me e me mi dissi “è un’amichevole non mi farà del male”, come se nulla fosse sono volato fuori dal campo, mi sono quasi messo a ridere perché avevo rischiato grosso. Nedved allora mi strinse la mano e mi disse: “se vuoi crescere devi dare tutto anche in amichevole”: quella frase mi ha aperto gli occhi. Lui quell’anno vinse il Pallone d’Oro e io capii cosa vuol dire affrontare anche gli allenamenti da grande campione».